Articoli con tag: UNESCO heritage site

Otto o quasi otto……

  • Otto o quasi otto come la forma del percorso del nostro giro

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  • Otto o quasi otto come il numero dei passi attraversati:
    1. Passo La Crosetta – accesso all’Altopiano del cansiglio
    2. Passo Sant’Antonio – tra Auronzo del Cadore e Padola
    3. Passo Monte Croce Comelico – Tra Padola e Sesto
    4. Passo Tre Croci – tra Misurina e Cortina d’Ampezzo
    5. Passo del Giau – Tra Cortina d’Ampezzo e Selva di Cadore
    6. Passo Staulanza – Tra Selva di Cadore e Forno di Zoldo
    7. Passo Sant’Osvaldo – Tra Erto e Cimolais

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  • Otto o quasi otto come i Laghi visti:
    1. Lago di Santa Croce
    2. Lago di Cadore
    3. Lago di Auronzo
    4. Lago di Dobbiaco
    5. Lago di Landro
    6. Lago di Misurina
    7. Lago di Pontesei
    8. Lago di Barcis

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  • Otto o quasi otto come le ottomila curve, tornanti,…forse non saranno state proprio ottomila ma certamente sono state moltissime, divertentissime…

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  • Otto o quasi otto come i chilometri di rettilineo….

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  • Otto o quasi otto come l’orario di partenza
  • Otto o quasi otto come l’ora del ritorno a casa
  • Otto o quasi otto come le ore di moto fatte a zonzo Tra Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige
  • Otto o quasi otto come la temperatura minima trovata in giornata
  • Otto o quasi otto come il simbolo dell’infinito come infinito è stato il puro godimento provato durante questa meravigliosa giornata…..
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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – Bosnia-Erzegovina

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa– CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza parte – MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa

Partiamo la mattina presto, costeggiamo il fiordo sino al suo sbocco sul mare

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e da qui iniziamo a salire verso il confine, il valico è vicino ma prima c’è da pagare un pedaggio non sappiamo per cosa, probabilmente per la strada e la galleria appena percorsa. Meno di un chilometro e siamo in coda ci vorrà oltre un’ora per lasciare il Montenegro e scendere verso Trebinje dove siamo passati qualche giorno fa ma questa volta prendiamo direzione nord e dopo poco facciamo una sosta per visitare il Tvrdoš Monastery un interessante monastero ortodosso in fase di ristrutturazione con dei bellissimi affreschi che una gentile signora (suora, laica BOH???) ci permette di fotografare però massimo 3-4 foto sempre meglio di quei maleducati del monastero di Cetinje.

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Ripartiamo lungo la strada M6 che risulterà più che una piacevole scoperta, è una di quelle strade che non ti aspetti ma che poi non vorresti ma che finisse, il nastro di asfalto scorre sul fianco montuoso appena sopra una larga vallata ricca di vigneti, una curva segue l’altra che precede la successiva per chilometri e chilometri attraversando piccoli borghi, la strada sale, scollina aprendo la vista su fantastici panorami che cambiano continuamente e poi ridiscende altra vallata e altre curve.

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Dopo esserci estasiati di curve arriviamo a Medjugorje visitiamo la chiesa e saliamo sulla collina.

 

 

Il viaggio di oggi termina a Mostar alloggiamo alla “Pansion Rose”  nonostante siamo sulla strada principale la stanza è tranquilla e silenziosa, dalla finestra vediamo i tetti delle case e i minareti. Quattro chiacchiere con la signora che ci suggerisce cosa vedere e ci ricorda che anche qui si paga solo in contanti €uro o BAM (valuta locale marco convertibile). Il tempo di una doccia, e usciamo per visitare la città, il suo famosissimo ponte e il centro storico.

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Molte guide consigliano di visitare la città la sera quando la folla di turisti se né andata, beh credo che tutti abbiamo letto gli stessi consigli perché il centro storico è una bolgia assurda per fortuna alloggiamo in una zona tranquilla.

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Partiamo da Mostar e facciamo subito sosta a Blagaj. Una vecchia cittadella turco ottomana, il edificio più conosciuto è il Tekija. Si tratta di un monastero derviscio costruito nel 1520 considerato monumento nazionale.

Per accedervi occorre percorrere il corso del Buna, fino a ritrovarsi al cancello di ingresso, infatti il monastero è costruito alla parete montuosa, ai cui piedi da una grotta carsica nasce il fiume Buna.

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Superato l’ingresso dopo aver attraversato un piccolo bazar, si entra in un cortile aperto sul fiume, nel quale si può prendere un ottimo caffè bosniaco godendo della splendida vista, continuando si accede al vero e proprio monastero visitabile senza scarpe e con abbigliamento adeguato.

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Terminata la visita prendiamo la strada M6.1 che scorre parallela alla M6, anche questa sarà una piacevole scoperta, qui ci divertiremo a dondolare tra boschi e prati, a scavalcare dolci colline per scendere in piccole vallate, il tutto sino alla periferia di Gacko dove la strada passa accanto ad una grossa centrale elettrica, la presenza di divieto di foto e la tipologia la fa assomigliare ad una centrale nucleare ma come scopriremo in seguito così non è si tratta della più importante centrale serba ed è alimentata a lignite che viene estratta, da quella che secondo noi era una cava ed invece è una miniera a cielo aperto che si trova alla sue spalle.

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A Gacko, faremo il nostro primo ed unico errore gastronomico, infatti dopo una breve ricerca ci fermiamo in un locale lungo la strada, dove il cameriere che parla solo bosniaco ci porge un menù dove l’unico piatto presente è PIZZA, la fame e la paura di non trovare altri locali sino al prossimo paese ci “costringe” ad ordinare due pizze… una pessima pessima scelta…anche perché successivamente abbiamo trovato una serie di trattorie, ma oramai l’appetito era rovinato.

Proseguiamo, la strada ha la stessa andatura della mattina qui però si dondola tra strette gole, boschi, costeggiando laghi e torrenti.

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Viaggiando abbiamo più volte trovato questi cartelli,

 

e la cosa ci ha incuriositi molto e facendo una ricerca abbiamo scoperto che:

1280px-flag_of_bosnia_and_herzegovina-svg la Bosnia ed Erzegovina con capitale è Sarajevo, è suddivisa in due entità politico-amministrative

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  • Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, (in rosso nella cartina) da non confondersi con la Repubblica di Serbia

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  • La Federazione di Bosnia ed Erzegovina, quella a maggioranza musulmana e croata

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Giunti a Foča attraversiamo il ponte sulla drina e prendiamo direzione Montenegro sino a giungere al campeggio dove alloggeremo per un paio di notti e faremo rafting lungo il fiume Tara.

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Inizialmente siamo l’unica coppia italiana nel campeggio, il mattino seguente facciamo amicizia con tre amici pugliesi arrivati nella tarda serata con i quali trascorreremo dei piacevoli momenti di allegra durante la discesa in gommone e nel campeggio.

Il fiume Tara per 30 km fa da confine naturale tra Montenegro e Bosnia – Erzegovina, ed ha creato un canyon lungo centinaia di chilometri che in certi punti arriva fino a 1.300 metri di profondità, si tratta del canyon più profondo d’Europa, e del secondo al mondo dopo quello del Colorado. Grazie alla sua pulitissima acqua (potabile nel suo corso naturale) e alle sue specie endemiche vegetali ed animali il corso del Tara è inserito sulla lista del patrimonio dell’UNESCO.

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Nel periodo estivo il fiume è molto tranquillo, con poche rapide “impegnative” ,con tratti in cui seguire la corrente e godersi la natura e lunghi tratti in cui pagaiare.

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La tranquillità delle acque permette di fare soste per bagni e tuffi anche se la temperatura dell’acqua è intorno ai 10-15°. Molto simpatica è stata la sosta a metà percorso dove c’è un punto ristoro vicino a delle gelide cascate.

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Terminata l’esperienza rafting iniziamo il viaggio di rientro prossima tappa Sarajevo……

quinta tappa – Sarajevo

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – MONTENEGRO Crna Gora

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa

In Montenegro abbiamo scelto come punto di sosta una guest house a qualche chilometro dalla città di Kotor (Cattaro) ed è situata a pochi metri dal mare e con una sua mini spiaggetta. Per arrivarci decidiamo di fare un primo assaggio di Bosnia Erzegovina. Quindi partiamo con direzione Trebinje (Trebigne) arrivati in città facciamo una breve sosta per ammirare il Most Arslanagi, un impressionante ponte di pietra costruito dagli Ottomani nel 1574, interamente smontato e rimontato nell’attuale posizione nel 1967 a causa di una diga.p1130716

Mentre stiamo ripartendo notiamo che un elicottero sta “pescando” acqua segnale che in zona ci sono incendi, mesi di siccità e caldo sicuramente non aiutano. Il viaggio prosegue costeggiando inizialmente il Fiume Trebisnjica che risulta essere una piacevole scoperta.

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Seguendo sempre la statale M6 e iniziamo a salire verso il valico di Ilino Brdo per entrare in Montenegro, facendo almeno una mezz’oretta di coda (un paio di auto non di più).

Mentre siamo in attesa di entrare ripensiamo a quanto letto sulle strade di questo Stato ovvero rispettare i limiti e porre attenzione che si trovano posti di controllo della polizia dietro ogni curva. Infatti dopo pochi chilometri ecco un’auto della polizia che sta assistendo un’auto ferma, ma sarà l’unica che vedremo in servizio, nei successivi quattro giorni trascorsi girando per città e periferia le uniche auto della polizia che abbiamo visto erano parcheggiate fuori delle caserme ma sulle strade neanche una.

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Scendiamo lungo una bellissima e panoramica strada,

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purtroppo in lontananza si vedono le colonne di fumo che si alzano dai boschi ed si sente nell’aria il classico odore di bruciato.

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Degli enormi cartelli turistici che segnalano la distanza da un fantomatico ponte romano attraggono la nostra attenzione, per cui quando troviamo l’indicazione di svolta non esitiamo a lasciare la strada principale e a finire in mezzo alla campagna seguendo a distanza un gregge di pecore per arrivare dopo una ventina di minuti nel nulla dove ad un certo punto c’era questo ponte ma non sappiamo se sia quello segnalato,

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da qui per evitare di ritornare sui nostri passi ci affidiamo e ci fidiamo del navigatore che giustamente ci conduce ancor di più in mezzo a villaggi dispersi nel nulla con l’intenzione di farci attraversare un canale di scolo dove forse un tempo c’era un guado….mandando a quel paese il navigatore ci affidiamo un po’ al senso di orientamento, un po’ seguiamo le indicazioni in lingua indigena della GdP (Gente del Posto) ed un po’ per caso arriviamo sulla viabilità principale nella periferia di Niksic, città industriale con miniere di ferro e bauxite, e sede dello stabilimento della Niksicko Pivo, la birra del Montenegro.

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Uscendo dalla città abbiamo i primi assaggi di cantieri, di strade chiuse e deviazioni ma nulla rispetto a quello che troveremo in seguito verso la fine della giornata.

Lungo una stretta e contorta strada di montagna notiamo notevoli tipologie di rifiuti abbandonati in quello che sembrano discariche abusive…e ci fa pensare che essersi proclamato Stato ecologico non sia molto veritiero. Hanno ancora molta strada da fare.

Arrivati alla strada principale saliamo al monastero di Ostrog. Un monastero della Chiesa serba ortodossa posizionato contro una parete di roccia verticale sulla rupe di Ostroka Greda, a 900 metri di altezza dedicato a San Basilio di Ostrog (Sveti Vasilije Ostroški).

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Fondato dallo stesso Basilio, Vescovo metropolita dell’Erzegovina nel XVII secolo, il monastero di Ostrog è il più popolare luogo di pellegrinaggio del Montenegro. Il corpo del santo, si trova in un reliquiario posto nella chiesa sotterranea dedicata alla “Presentazione al Tempio della Madre di Dio”.

Il monastero ortodosso di Ostrog, uno dei più visitati nei Balcani, rappresenta il punto di incontro di tre credi: l’ortodosso, il cattolico e il musulmano poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio.

La strada per arrivare al parcheggio, oltre ad essere stretta e tortuosa, è anche molto trafficata, con lunghe code di auto, camper pulmini, in alcuni tratti superabili con attenzione (la coda si crea quando si incrociano dei mezzi che cominciano a manovrare per poter passare) in altri invece si deve restare in coda e subire il caldo, ad un punto di controllo l’omino ci apre una sbarra e ci segnala di svoltare, non ce lo facciamo dire due volte e dopo qualche chilometro di strada praticamente vuota arriviamo al parcheggio praticamente all’ingresso del monastero. Il tempo di toglierci tutto il possibile e ci mettiamo in coda per visitarlo cercando nel frattempo di capire le modalità.

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Dopo circa un’ora di coda sotto il sole ci troviamo all’ingresso della cripta dove è conservato il corpo di San Basilio, tanti escono tanti entrano non ci si può fermare all’interno se non per il tempo di baciare una croce e toccare il reliquiario. Continuiamo a visitare questo particolare monastero, appiccicato alla parete, salendo scale, ammirando la vallata da panoramiche terrazze sino a giungere ad una grotta totalmente dipinta per ascoltare che non è mai stata toccata sono i disegni originali.

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Usciamo, sosta al negozio per un souvenir, “ricarichiamo” i gilet e ripartiamo, direzione Podgorica l’attuale capitale del Montenegro per poi proseguire per Cetinje (Cettigne) che fino alla prima guerra mondiale fu la capitale del Regno del Montenegro ed è la città natale di Elena del Montenegro, seconda regina d’Italia in quanto consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia. In questa parte di viaggio toccheremo le più alte temperature di tutto il viaggio, il termometro è arrivato a 44° e non è mai sceso sotto i 39° ed era impossibile tenere la visiera aperta l’aria scottava.

Arrivati zona Cetinje, notiamo che è parzialmente circondata da boschi in fiamme e da colonne di fumo, visto il caldo e la stanchezza decidiamo di proseguire e di rimandare la visita nei giorni seguenti, il programma odierno prevede di arrivare ad uno dei tanti punti panoramici ed ammirare dall’alto il Fiordo delle bocche di Cattaro e poi scendere lungo il “serpentone di Kotar” la strada dei 50 tornanti (che in realtà sono di meno) per arrivare a Kotar (Cattaro).

Questa sarà la parte più impegnativa del viaggio, dopo pochi chilometri, scopriremo due cose che i Montenegrini guidano come dei pazzi, corrono, sorpassano in curva e che in Montenegro, i cantieri stradali non vengono segnalati e quindi ci troviamo nel mezzo di un bel cantiere, stanno allargando la strada e tutto d’un tratto ci ritroviamo sullo sterrato compatto e percorribile, con calma e impegno si prosegue, poi all’improvviso lo sterrato diventa uno strato di ghiaione dove dopo poco la moto sprofonda di 20 cm e non posso fare altro che accompagnarla a terra, per fortuna andavamo piano e nessuno si fa male, qualche graffio e nulla più. Nonostante passino auto, nessuno si ferma ad aiutarci a sollevare la moto e una volta rimessa in piedi cerchiamo con non poca fatica di tirarla fuori dalla morsa del pietrame. Non abbiamo alternative se non quello di proseguire io in moto e per un tratto Danica a piedi sino a raggiungere un gruppo di operai che sta asfaltando che ci dicono che il cantiere è finito da lì in poi solo asfalto…..FALSI E BUGIARDI…..qualche km e poi ecco un altro cantiere stanno scavando una galleria per bypassare il valico. Scolliniamo e SORPRESA, qui fanno sul serio, qui oltre alla galleria stanno anche lavorando per allargare la strada, un bel cantiere a strada aperta, una singola corsia usata sia dal normale traffico sia dalle macchine operatrici che caricano i camion che spostano pietre e rocce e mentre transiti a zig zag tra asfalto, sterrato e rocce sopra di te vedi le ruspe che stanno scavando e rompendo la montagna e nel frattempo i montenegrini fregandosene di tutto e tutti corrono e sorpassano dappertutto.

Dopo oltre un’ora l’odissea termina ed arriviamo sopra il fiordo…..

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ma non si vede nulla l’aria calda e umida nasconde praticamente tutto, non ci resta che affrontare i “cinquanta” tornanti e arrivare finalmente al nostro alloggio, dove siamo accolti con una fresca birra quello che ci voleva dopo una giornata impegnativa, che si concluderà con una ottima cena in un ristorantino ubicato in un antico palazzo di pescatori veneziani affacciato sul fiordo dove ci troviamo molto bene e ci ritorneremo nei giorni successivi.

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Le alte temperature trovate e previste, il fatto che non vogliamo più passare per quella strada e che comunque le altre strade sono quel che sono ci porta a rivedere i nostri programmi decidiamo di rinunciare ad andare al nord a visitare il parco del Durmitur.

Dopo una giornata di relax al mare,

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nel pomeriggio andiamo a visitare Kotor (Cattaro) città di che si specchia nelle Bocche di Cattaro, un’articolata serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e ricordano vagamente, per la loro forma frastagliata, i fiordi norvegesi.

La vecchia città circondata da massicce mura è inserita tra i Patrimoni dell’umanità protetti dall’UNESCO.p113076920170811_153251

Al suo interno sono conservati numerosi palazzi di origine veneziana e varie chiese di diverse religioni tra queste c’è la cattedrale di San Trifone (Katedrala Svetog Tripuna).

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Costruita nel 1166, 326 anni prima della scoperta di America, 69 anni prima della costruzione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi e 460 anni prima della costruzione della Basilica di San Pietro.

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Mentre osserviamo la cattedrale, un normalissimo signore ci chiede gentilmente se possiamo fargli una foto e ci ritroviamo a scambiare quattro piacevoli chiacchiere davanti ad una fresca bibita con un Mastro Organaro di Belgrado che assieme al figlio progetta e restaura gli organi nelle chiese ed ha lavorato in ogni parte del mondo.

Il giorno successivo andiamo verso il mare, vorremmo vedere la Grotta Azzurra (Plava špilja). Passando per varie strade e stradine

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raggiungiamo la località di Zanjice, dalla cui spiaggia partono delle barche che portano i turisti a fare il bagno nella grotta in cui il mare crea un effetto di color blu fantastico e così faremo pure noi.

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Al rientro con 8€ ci prendiamo ombrellone e lettini e passiamo la giornata in riva al mare a fare snorkeling. Danica nelle sue lunghe perlustrazioni riuscirà a vedere per ben due volte delle bellissime stelle marine.

Come ci eravamo promessi ritorniamo nell’antica capitale a visitare la città. Per arrivarci percorriamo alcune zone interne che sono state interessate dagli incendi nei giorni precedenti.

Arrivati in città andiamo a visitare il Monastero di Cetinje, appena varchiamo l’ingresso veniamo subito richiamati sul divieto di foto solo per avere in mano le macchine fotografiche. All’interno dovrebbero essere custodite alcune reliquie “particolari” (la mano di S. Giovanni che ha battezzato Gesù e un frammento della croce) ma non c’è nessuna indicazione. Poco prima di uscire veniamo di nuovo redarguiti e accusati di aver fatto foto e di essere senza rispetto del luogo. Questo ci ha fatto incavolare parecchio e viste le accuse abbiamo reso disponibili le fotocamere per visionare le foto, questo ha calmato leggermente gli animi ma non la scortesia dei laici presenti.

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Sulla via del rientro, passando per Budva la capitale del turismo montenegrino,

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ci allunghiamo sino a  Sveti Stefan (Santo Stefano) in origine un piccolo villaggio di pescatori separato dalla terraferma, ora trasformato in un hotel di lusso collegato alla terraferma da uno stretto istmo artificiale e frequentato da teste coronate e illustri star di Hollywood.

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L’ultima tappa montenegrina la dedichiamo alla cittadina di Perasto (Perast), paese affacciato sulle bocche di Cattaro e per quasi 4 secoli anni legato alla Serenissima (si narra che alcune persone parlerebbero ancora l’antico dialetto veneziano).

Davanti a Perast si trovano due isolette, una naturale e privata San Giorgio e l’altra artificiale e visitabile Gospa od Škrpjela (La Madonna dello Scalpello). Il santuario della Madonna dello Scalpello (conosciuto anche come Nostra Signora delle rocce) è l’edificio più grande presente sull’isolotto al cui interno sono conservati numerosi ex-voto.

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Approfittiamo delle numerose imbarcazioni che fanno la spola e arriviamo sulla piccola isola artificiale creata affondando centinaia di vecchie navi cariche di pietre nei pressi di uno scoglio

L’isolotto sarebbe stato creato nel corso dei secoli dai marinai locali dopo che i fratelli Mortešić trovarono il 22 luglio 1452 su quello scoglio un’immagine di una Madonna con bambino: l’icona, portata nella chiesa di San Nicola di Perasto, scomparve durante la notte e venne rinvenuta nuovamente sullo stesso scoglio dello Scalpello. Gli abitanti del posto decisero pertanto di costruirvi un santuario e, al ritorno da ogni viaggio in mare, veniva lanciata una roccia nella baia. L’usanza di lanciare i sassi nel mare sussiste ancora. Annualmente ogni 22 luglio, vi è una ricorrenza chiamata “fašinada” nel locale dialetto, in cui gli abitanti del posto raggiungono lo scoglio al tramonto con le proprie imbarcazioni decorate e legate insieme e lanciano sassi in direzione dell’isola, contribuendo al suo ampliamento e consolidamento

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….segue…

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa

La sera precedente alla partenza verso Dubrovinik (Ragusa di Dalmazia), la nostra prossima sosta, il proprietario mi consiglia caldamente di sistemare la moto in un luogo protetto dal vento perché secondo lui da lì a qualche ora avrebbero iniziato a soffiare forti raffiche di bora, faccio come consigliato anche se c’era il sole e nulla presagiva dei peggioramenti climatici se non le notizie che al nord stava facendo temporale ma che non avrebbero interessato minimamente la nostra zona.

Ma come si sa, l’esperienza è una grande maestra ed infatti durante la notte ha iniziato a soffiare la bora ed ha continuato anche al mattino rendendo l’attraversata dell’isola verso sud molto molto impegnativa, raffiche forti, brevi, lunghe in rettilineo, dietro le curve, lungo tutta la strada, per aumentare d’intensità quando la strada ad iniziato a salire. Trovarci allo scoperto ed attraversare il Paski most è stato impegnativo, per fortuna poi il vento a iniziato a perdere d’intensità.

Per velocizzare il trasferimento abbiamo optato per fare un tratto in autostrada sino a Makarska (Macarsca).

per poi andare a visitare il parco naturale BIOKOVO (www.pp-biokovo.hr) al cui interno si trova lo SVETI Jure.

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Per arrivare in cima si percorre una strada ad una sola corsia, per cui all’ingresso ti avvisano di fare molta attenzione in quanto il traffico è in entrambe i sensi di marcia e specialmente le vetture, i pulmini, i camper quando si incrociano devono trovare un posto abbastanza largo per passare, con la moto è abbastanza più semplice, facendo molta attenzione in quanto la strada è molto tortuosa e con poche protezioni laterali, con la presenza di mucche e cavalli al pascolo libero.

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Dietro ogni curva, lungo ogni breve rettilineo è un continuo variare di spettacolari panorami. Dicono, che dalla vetta è possibile vedere la lontana Bosnia, la costa Croata e in presenza di una giornata tersa in lontananza si può vedere il Gargano. La presenza di una cappa di caldo afoso che copriva la pianura ed il mare ci ha impedito di goderci di cotanta vista.

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Un ultimo tratto di viaggio ci porta ad attraversare la valle della Neretva , una vasta area dedicata alla coltivazione di frutta e verdura, qui viene coltivato la “Neretvanska mandarina” il mandarino della Neretva. Questa vallata si trova nei pochi chilometri di costa della Bosnia Erzegovina.

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Quando in lontananza vediamo il caratteristico ponte

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capiamo che siamo arrivati a Dubrovinik, alloggeremo in prima periferia, con tanto di parcheggio privato coperto per la moto, mentre per noi una bella camera con terrazzino, bagno privato con lavatrice ma esterno alla stanza.

Anche qui solo pagamento in contanti, meglio €uro ma vanno bene anche le locali kune. La zona è ben collegata al centro storico con i mezzi pubblici, con i quali sin dalle prime uscite sarà amore/odio.

Il tempo di sistemare le cose e siamo pronti per la visita della città vecchia. Il tempo di fare un centinaio di scalini e siamo alla fermata del bus. Cerchiamo una rivendita biglietti che secondo i consigli ricevuti doveva essere in zona ma non c’è nulla di aperto. Arriva un bus, non è il nostro ma vediamo che il biglietto può essere acquistato a bordo, PERFETTO. Il successivo è il nostro, si sale solo dalla porta anteriore, in coda si mostra, si acquista si vidima il biglietto e ci si accomoda, un semplice metodo per controllare e far pagare.

Dieci minuti e siamo già in vista delle imponenti mura della città,

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scendiamo e andiamo alla ricerca della porta per entrare, pochi metri e siamo nella bolgia, pullman che scaricano turisti che si uniscono alle centinaia migliaia di altri turisti di ogni nazionalità che iniziano a vagare per la città inseguendo un ombrello, una bandierina un segnale qualsiasi ascoltando il racconto della guida con le cuffiette mentre scattano infinite fotografie alle bellezze architettoniche di Dubrovnik, il cui centro storico di particolare bellezza e pregio è inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Purtroppo parecchi turisti sono qui perché ci hanno girato molte scene di Game of Thrones ambientate nella città di Approdo del Re. Inoltre in questa città sono state girate anche alcune scene di Star Wars VIII.

Sulle varie letture fatte dicono che non c’è modo migliore di visitare Dubrovnik che dall’alto delle sue mura, edificate nel 13° secolo per difendere la città dalle invasioni. Il percorso ad anello richiede almeno 1 ora, ma alla fine saranno il doppio considerando il tempo dedicato ad ammirare la città al tramonto con gli splendidi scorci sull’Adriatico e sul Porto Vecchio.

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Dalle mura si può anche vedere Mala Buža Bar Buža significa letteralmente “piccolo buco nel muro” Arroccato sugli scogli appena fuori dalle mura, il bar è perfetto per rilassarsi al sole con un cocktail, ammirare la vista e, perché no, farsi una bella nuotata!

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Oramai è sera, una breve passeggiata per un assaggio della città che visiteremo meglio nei prossimi giorni e poi alla ricerca di un posto dove mangiare. Visto il carattere turistico della città i posti non mancano alla fine ci si affida un po’ al caso ed un po’ alla rete globale

Per tornare all’alloggio ci affidiamo sempre al bus, troviamo la fermata ed ecco che quasi subito si materializza il nostro mezzo, saliamo con soldi alla mano e l’autista con modi sgarbati e scortesi invita noi ed altri turisti ad andare alla biglietteria e appena scesi riparte. Acquistiamo i biglietti, e attendiamo oltre mezz’ora il bus successivo, vedendo che nel frattempo tutti gli altri conducenti vendono i biglietti a bordo e anche con lunghe code di turisti, non hanno nessuna fretta di partire. Il bus ci lascia alla fermata e un centinaio di scalini dopo siamo finalmente in camera.

La giornata seguente sarà tutta dedicata alla città. Si comincia facendo colazione al ristorante panoramico sul Monte Srđ ci arriviamo con la funicolare. Dall’altezza di 400 metri, ammiriamo la città, l’isola di Lokrum e le Isole Elafiti, che punteggiano l’Adriatico.

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Una passeggiata in vetta, e poi ritorniamo giù in città dove ci aspetta:

La Fontana Maggiore di Onofrio (Velika Onofrijeva česma)

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Lo Stradun (Placa) che taglia in due la città e collega la porta Pile con la Piazza della Loggia

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La Piazza della Loggia (Placa Luža) e Piazza Prid Dvorom (Davanti al Palazzo) Considerate il Cuore della città in quanto vi si trovano o vi affacciano alcuni dei principali monumenti cittadini. San Biagio è il santo protettore della città di Ragusa. La sua rappresentazione è presente sulle mura della città.

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La Colonna di Orlando (Orlandov stup) è la raffigurazione in pietra del leggendario Orlando (o Rolando), il paladino protagonista della celeberrima opera letteraria medievale Chanson de Roland. La scelta di raffigurare questo personaggio è dovuta allo scontro che Ragusa ebbe col pirata saraceno Spucente, che secondo la fantasia popolare sarebbe stato ucciso proprio da Orlando. Oltre ad essere simbolo della libertà cittadina, la colonna divenne anche il luogo dell’infamia: qui infatti venivano eseguite le condanne capitali.

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La Cattedrale di Dubrovnik contiene centinaia di reliquiari, in oro e argento. Si tratta di contenitori che racchiudono reliquie di santi o altri oggetti di grande importanza religiosa.

Terminata la visita della città decidiamo di vederla anche dal mare facendo una piccola gita in barca per ammirare la sontuosità delle mura e vedere la vicino (senza scendere) dopo averla vista dall’alto l’isola di Lokrum, un’isola ricca di pini e scogliere al cui interno è presente un piccolo lago salato.

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Il caldo la stanchezza e la fame cominciano a sentirsi è meglio trovare un posto dove poter conciliare tutte le esigenze prima di rientrare per un po’ di riposo.

Per la sera il mio amore Danica ha organizzato una romantica cena in un fantastico ristorante sulle mura della città affacciato sul porto vecchio. Il giusto modo per festeggiare la nostra vacanza, prima di partire per il Montenegro.

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Terza tappa – MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

 

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Istria

Il poco tempo disponibile associato ad una voglia di Mare con la Maiuscola ci ha portato a pensare di partire per un paio di giorni in direzione Croazia e più precisamente verso l’Istria.

Non volendo fare autostrade, ci siamo affidati al navigatore affinché ci porti verso il piccolo borgo di Vozilići non distante da Plomin. Dobbiamo ringraziare il navigatore che ci ha portato sino alla meta facendoci percorrere delle bellissime strade secondarie dell’entroterra sloveno-croato ammirando fantastici panorami, peccato che questo ci ha fatto arrivare un po’ più tardi del previsto al nostro alloggio, dove la Signora Renata ci stava ugualmente attendendo e ci ha consigliato un buonissimo locale vicino casa dove andare a cenare.

Purtroppo al risveglio scopriamo che il tempo si è guastato durante la giornata prenderemo anche un po’ di pioggia.  Decidiamo, quindi, di non andare al mare e di andare alla scoperta dei dintorni ottimamente consigliati dalla Signora Renata.

Prima tappa le cittadine di Labin (in italiano Albona) e Rabic (Portoalbona)

Poi ci siamo spostati sulla costa opposta breve sosta  presso l’agriturismo “sia agroturizam” , come spesso accade le scelte casuali sono le più azzeccate, abbiamo gustato un ottimo piatto di salumi e formaggi accompagnati da insalata bevendo da un fantastico vino il tutto di produzione propria….

…e dopo aver mangiato e bevuto abbiamo proseguito sino alla magnifica città di Rovinj (Rovigno)..

Per fortuna il tempo è migliorato così il secondo ed ultimo giorno sulla via del rientro dopo una breve sosta a Porec (Parenzo) dove oltre alla cittadina abbiamo potuto visitare la meravigliosa basilica Eufrasiana (Patrimonio dell’ UNESCO)

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…ed ora, sempre affidandoci al caso arriviamo a Červar dove facciamo sosta per una mezza giornata di MARE….

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