Articoli con tag: Sarajevska Pivara

In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – Sarajevo

Prima Tappa– CROAZIA: Pag e Zadar

seconda Tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa – MONTENEGRO Crna Gora

quarta Tappa – Bosnia-Erzegovina

Quinta Tappa

Eccoci a Sarajevo dove trascorreremo i prossimi tre giorni.

Siamo nella capitale della Bosnia ed Erzegovina, città dove l’oriente e l’occidente si incontrano, la città delle quattro religioni. Città sede delle olimpiadi invernali nel 1984 e conosciuta in tutto il mondo per l’assedio di Sarajevo (1992 – 1996)

L’assedio di Sarajevo, è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.

Vide scontrarsi le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia, contro l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Si stima che durante l’assedio le vittime siano state più di 12.000 (oltre 1500 bambini), i feriti oltre 50.000, l’85% dei quali tra i civili. A causa dell’elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si ridusse del 64%   https://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Sarajevo

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Abbiamo scelto di alloggiare poco lontano del centro storico, la Bascarsija, un complesso dedalo di vie e piazze dove si trovano i monumenti più importanti della capitale e innumerevoli locali tipici dove prendersi una pausa ammirando minareti e campanili gustando degli ottimi piatti o sorseggiando un gustoso e caratteristico caffè bosniaco. Qui passeremo le nostre giornate a peregrinare per le stradine camminando sulle strade dell’assedio, dove le bombe e i colpi di mortaio hanno lasciato il loro segno, ancora ben visibili ma sconosciuti a molti e da tanti forse già dimenticati.

Questi segni sono chiamati “rose di Sarajevo”, quelle ricoperte di resina rossa sono quelle che ricordano che in quel luogo hanno perso la vita una o più persone.

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Abbiamo visitato la Moschea di Gazi Husrev Beg, costruita nel 1531, considerato uno dei più importanti esempi di architettura islamica della Bosnia-Erzegovina e dell’ex impero Ottomano. La moschea è famosa per la bellezza della sua cupola centrale e le cupole laterali, più piccole. All’interno della moschea si trovano la fontana, la scuola musulmana, la sala per il lavaggio e le stanze per la preghiera. Sulla piazza antistante domina il minareto, alto circa 45 metri.

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Difronte, invece, troviamo la Torre dell’Orologio non solo una delle torri più alte in tutta la Bosnia-Erzegovina, ma probabilmente è l’unica torre dell’orologio al mondo che segni il tempo lunare

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Inizialmente da un primo sguardo sembra che sia rotta e che batta le ore a caso senza senso, anche se segna le 12 al tramonto, l’orologio della torre non è rotto; il fatto è che non segna le “normali” ore solari. La torre dell’orologio, che quelli del posto scherzosamente chiamano ”Little Ben”, è stata costruita vicino alla moschea per indicare ai fedeli musulmani le ore delle preghiere (che ritualmente sono cinque). Il macchinario dell’orologio infatti non segue il tempo standard, ma segna invece il tempo in base al movimento del sole e della luna in modo che la gente del posto possa conoscere il tempo giusto per la preghiera.

Per visitare le moschee ci sono delle regole che sono riassunte in alcuni cartelli

La Cattedrale di Sarajevo, consacrata al Sacro Cuore di Cristo e sede della Diocesi cattolica in Bosnia, è uno dei simboli della città. Nonostante sia stata danneggiata durante la guerra, la cattedrale vanta un meraviglioso rosone decorato, preziose vetrate, che a causa del divieto non possiamo fotografare dall’interno.

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Sul piazzale della chiesa vedremo la prima “rosa di Sarajevo” ricoperta di resina rossa, segno e ricordo a nostro parere poco rispettato.

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Altra religione, altro edificio. La , costruita nel 1868 una delle più grandi chiese dei Balcani. La chiesa, è riconoscibile per le sue cinque grandi cupole e per gli interni maestosamente decorati. Davanti all’entrata si trova un meraviglioso campanile dorato.p1140215

E per finire nella Bascarsija si trova anche la vecchia sinagoga ebraica

Sempre in zona troviamo altri importanti edifici:

La Biblioteca Nazionale, la Vijećnica, come veniva chiamata la biblioteca nazionale, è il simbolo della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina. Custodiva, prima della guerra, un milione e mezzo di libri, tra i quali 155.000 esemplari rari e preziosi e 478 manoscritti. Il 25 agosto 1992, poco dopo la mezzanotte, i nazionalisti serbi la bombardarono dalle colline intorno alla città, i bombardamenti continuarono per tre giorni consecutivi. La precisione dei lanci non lasciava dubbio che il bersaglio fosse proprio la Vijećnica. Il fuoco dei cecchini colpiva i vigili del fuoco, i coraggiosi bibliotecari e i volontari che avevano formato una catena umana cercando di salvare i libri.

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Il Ponte Latino entrato nella storia per l’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando, che scatenò l’inizio della Prima Guerra mondiale.

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la Fontana Sebilj considerata il simbolo della città da qui parte la strada Ferhadija, una lunga strada pedonale che ancora conserva parte dell’eredità austro-ungarica.

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Il Birrificio di Sarajevo, la Sarajevska Pivara, fondato nel 1864 e da allora sempre in funzione non smise di funzionare, in un certo senso, nemmeno durante il conflitto e l’assedio della città perché era l’unico posto in cui ci si poteva rifornire di acqua potabile grazie alla sorgente sotto l’edificio, la stessa usata per fare la birra. La gente attraversava la città con quante più taniche poteva, rischiando ogni volta la vita perché per arrivare al birrificio bisognava passare in alcune delle vie più pericolose della città, esposte alla vista dei cecchini.

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Per cercare di conoscere ancor meglio la storia dell’assedio ci rechiamo nei pressi dell’aeroporto per visitare quel che rimane del Tunnel di Sarajevo costruito dagli abitanti della città durante l’assedio serbo che isolò completamente la città. Fu grazie a questo passaggio di 800 metri sotto l’aeroporto che la città poté essere rifornita di informazioni, cibo e naturalmente armi.

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del tunnel ne è rimasto un tratto di poche decine di metri, che si può percorrere. La casa dove iniziava il tunnel è rimasta semi-distrutta, come ai tempi della guerra, eterno monumento all’orrore della guerra, ma anche alla tenacia di chi resistette.

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Con una passeggiata notturna interrotta da un breve ma molto utile temporale si conclude la tappa e la vacanza,

da domani si prende la via del rientro.

sesta tappa – Sulla via del Rientro

 

Categorie: giri in moto, Viaggi | Tag: , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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