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Der Grossglockner ….

Der Grossglockner………..e altre Alpen Strasse– 12/14 agosto 2019

L’Austria, patria del buon Arnold…. per noi friulani è quasi una meta obbligatoria.

Tre giorni in moto si pianificano anche all’ultimo momento e anche quando le previsioni del tempo non sono al massimo, si può stare certi che non si resterà comunque delusi.

Si parte il lunedì di buon mattino, con un sole che prospetta una bella giornata.

Prima tappa è la strada alpina di Villach (Villacher Alpenstraße). La strada è magnifica e ben tenuta (come quasi la totalità delle strade Austriache). Tra boschi magici e punti panoramici, si arriva in cima, dove ci godiamo il sole su pachine relax e la vista sulle vette che partono dalla Slovenia, passando per l’Italia a finire in Austria (tanto per citarne alcune, il Triglav, Monte Re, Monte Nero, Passo Versic ecc.).

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Scendendo ci fermiamo in alcuni punti ad ammirare il panorama delle valli e la sezione piuttosto impressionante di una frana avvenuta nel 1300.

Approfittando del buon tempo passiamo alla strada del Nockalm (Nockalmstraße). Ancora una volta ci troviamo proiettati in un universo verdeggiante, profumo di pino, boschi incantati dai quali ti aspetti ti saltino addosso da un momento all’altro gnomi e fate.

A mezza via ci fermiamo per un tipico pranzo bavarese a base di carne alla griglia e salsine varie. Chi ha avuto modo di provare la cucina austriaca, sa di cosa parliamo…

Terminato il pasto ci rimettiamo in viaggio per terminare il percorso piuttosto “Muccolico”, e trasferirci alla Gasthaus Wulz di Bruggen che ci ospiterà per le prossime due notti.

Ad attenderci c’è una stanza modesta, ma pulita, anche se le locandiere di primo acchito sembrano quelle del famoso albergo di “The Shining..”. Una volta assodato che sono innocue, ci facciamo consigliare una buona birra locale (ne hanno più di 1000 tipi diversi in vendita, provare per credere…).

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La cena è più che ottima, ed al termine non ci resta che buttarci a letto e cercare di dormire nella speranza che le previsioni del tempo si sbaglino…

Ore 08:00. La pioggia notturna ha rinfrescato l’aria, ma non sembra voler desistere, ma noi nemmeno. Da bravi ragazzi ci vestiamo e dopo una super colazione ci avviamo verso la strada alpina del Malta (Malta Hochalmstraße).

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Le nuvole nere ci inseguono lungo la via, ma niente può fermarci, se poi ti capita di trovare lungo la via il seggiolone del draghetto Grisù vuoi non fermati per uno scatto divertente??

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Ovviamente poco prima di arrivare all’inizio della strada inizia a piovere per bene. Ci armiamo di anti-pioggia consolandoci del fatto che comunque abbiamo l’occasione di osservare decine di cascate e rivoli d’acqua ogni dove.

Il tempo ci dà tregua giusto per visitare la diga Kölnbreinsperre la più alta dell’Autria (1.933m),  e farci un paio di selfie nel vuoto…

Rientriamo passando per Gmünd, città degli artisti dove decidiamo di pasteggiare con una mega insalatona e birra, ovviamente solo per la zavorrina che non guida.

Lungo il rientro la pioggia smette di infastidirci e ci fermiamo a fotografare la valle e le sue bellezze, tra cui alcuni daini domestici. Inutile dire che al termine della giornata, ci consoliamo con una lauta cena a base Gulash, Wieneschnitzel e birra.

La notte passa, e mentre ci congediamo dai nostri ospiti, non senza prima aver acquistato alcune birre locali, ci apprestiamo a visitare quella che in realtà è la nostra vera meta; la strada alpina del Grossglockner  (Großglockner Hochalpenstraße) ed il ghiacciaio Pasterze che sta ai piedi delle vette del Grossgloeckner. Cosa dire?

La strada è straordinaria. Curva dopo curva….tornante e controtornante…qualche breve rettiineo…edeccoci alla meta preferita di tutti il “Kaiser-Franz-Josefs-Höhe”. Da qui si apre la vista sulla vetta più alta dell’Austria, eccolo lì davanti a noi. Meraviglia delle meraviglie. La vista è da togliere il fiato. Il Grossgloeckner con i suoi 3.798 metri sormonta il ghiacciaio più esteso delle Alpi orientali, il Pasterze.

Cerchiamo di assaporare ogni singolo attimo trascorso ad ammirare una bellezza naturale che purtroppo è destinata ad estinguersi presto, se non ci adopereremo al fine di preservare il clima mondiale dalla catastrofe che incombe. Lungo la terrazza avvistiamo famiglie di marmotte pseudo addestrate, almeno così ci sembra, vista la noncuranza con cui ci ignorano, mettendosi addirittura in posa per gli innumerevoli scatti che noi, contenti come bambini concediamo loro.

Ahimè il tempo, purtroppo passa rapidamente e siamo costretti a prendere la via del ritorno a casa. Un breve tappa sino ai 2571 metri dell’ Edelweiss Spitze, dove possiamo ammirare neve e nebbia e concederci una piccola sosta per pranzo e shopping e poi dritti fino a casa.

Siamo tutti in viaggio, ed il viaggio si chiama vita. Per ora un’altra tappa è terminata in attesa che una nuova inizi…

Ah… dimenticavamo…. se poi ci si trova… è un’attimo farsi il selfie con Heidi…;).

PS.

Credo che tutti sapiate che alle strade alpine in Austria ci si accede pagando un biglietto che non è molto economico, però forse non tutti sapete che c’è la possibilità di fare un biglietto multiplo (special TOUR ticket) che al costo 37€ (nel 2019) permette di accedere alle strade alpine del Grossglockner, Gerlos e Nockalm e si ottiene il biglietto scontato per la Villacher. Il Biglietto multiplo ha una durata di DUE anni quindi se non si riescono a fare tutte le strade si può tornare successivamente….importante è non perdere il biglietto

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Buona strada a tutti!!

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – MONTENEGRO Crna Gora

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa

In Montenegro abbiamo scelto come punto di sosta una guest house a qualche chilometro dalla città di Kotor (Cattaro) ed è situata a pochi metri dal mare e con una sua mini spiaggetta. Per arrivarci decidiamo di fare un primo assaggio di Bosnia Erzegovina. Quindi partiamo con direzione Trebinje (Trebigne) arrivati in città facciamo una breve sosta per ammirare il Most Arslanagi, un impressionante ponte di pietra costruito dagli Ottomani nel 1574, interamente smontato e rimontato nell’attuale posizione nel 1967 a causa di una diga.p1130716

Mentre stiamo ripartendo notiamo che un elicottero sta “pescando” acqua segnale che in zona ci sono incendi, mesi di siccità e caldo sicuramente non aiutano. Il viaggio prosegue costeggiando inizialmente il Fiume Trebisnjica che risulta essere una piacevole scoperta.

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Seguendo sempre la statale M6 e iniziamo a salire verso il valico di Ilino Brdo per entrare in Montenegro, facendo almeno una mezz’oretta di coda (un paio di auto non di più).

Mentre siamo in attesa di entrare ripensiamo a quanto letto sulle strade di questo Stato ovvero rispettare i limiti e porre attenzione che si trovano posti di controllo della polizia dietro ogni curva. Infatti dopo pochi chilometri ecco un’auto della polizia che sta assistendo un’auto ferma, ma sarà l’unica che vedremo in servizio, nei successivi quattro giorni trascorsi girando per città e periferia le uniche auto della polizia che abbiamo visto erano parcheggiate fuori delle caserme ma sulle strade neanche una.

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Scendiamo lungo una bellissima e panoramica strada,

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purtroppo in lontananza si vedono le colonne di fumo che si alzano dai boschi ed si sente nell’aria il classico odore di bruciato.

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Degli enormi cartelli turistici che segnalano la distanza da un fantomatico ponte romano attraggono la nostra attenzione, per cui quando troviamo l’indicazione di svolta non esitiamo a lasciare la strada principale e a finire in mezzo alla campagna seguendo a distanza un gregge di pecore per arrivare dopo una ventina di minuti nel nulla dove ad un certo punto c’era questo ponte ma non sappiamo se sia quello segnalato,

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da qui per evitare di ritornare sui nostri passi ci affidiamo e ci fidiamo del navigatore che giustamente ci conduce ancor di più in mezzo a villaggi dispersi nel nulla con l’intenzione di farci attraversare un canale di scolo dove forse un tempo c’era un guado….mandando a quel paese il navigatore ci affidiamo un po’ al senso di orientamento, un po’ seguiamo le indicazioni in lingua indigena della GdP (Gente del Posto) ed un po’ per caso arriviamo sulla viabilità principale nella periferia di Niksic, città industriale con miniere di ferro e bauxite, e sede dello stabilimento della Niksicko Pivo, la birra del Montenegro.

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Uscendo dalla città abbiamo i primi assaggi di cantieri, di strade chiuse e deviazioni ma nulla rispetto a quello che troveremo in seguito verso la fine della giornata.

Lungo una stretta e contorta strada di montagna notiamo notevoli tipologie di rifiuti abbandonati in quello che sembrano discariche abusive…e ci fa pensare che essersi proclamato Stato ecologico non sia molto veritiero. Hanno ancora molta strada da fare.

Arrivati alla strada principale saliamo al monastero di Ostrog. Un monastero della Chiesa serba ortodossa posizionato contro una parete di roccia verticale sulla rupe di Ostroka Greda, a 900 metri di altezza dedicato a San Basilio di Ostrog (Sveti Vasilije Ostroški).

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Fondato dallo stesso Basilio, Vescovo metropolita dell’Erzegovina nel XVII secolo, il monastero di Ostrog è il più popolare luogo di pellegrinaggio del Montenegro. Il corpo del santo, si trova in un reliquiario posto nella chiesa sotterranea dedicata alla “Presentazione al Tempio della Madre di Dio”.

Il monastero ortodosso di Ostrog, uno dei più visitati nei Balcani, rappresenta il punto di incontro di tre credi: l’ortodosso, il cattolico e il musulmano poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio.

La strada per arrivare al parcheggio, oltre ad essere stretta e tortuosa, è anche molto trafficata, con lunghe code di auto, camper pulmini, in alcuni tratti superabili con attenzione (la coda si crea quando si incrociano dei mezzi che cominciano a manovrare per poter passare) in altri invece si deve restare in coda e subire il caldo, ad un punto di controllo l’omino ci apre una sbarra e ci segnala di svoltare, non ce lo facciamo dire due volte e dopo qualche chilometro di strada praticamente vuota arriviamo al parcheggio praticamente all’ingresso del monastero. Il tempo di toglierci tutto il possibile e ci mettiamo in coda per visitarlo cercando nel frattempo di capire le modalità.

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Dopo circa un’ora di coda sotto il sole ci troviamo all’ingresso della cripta dove è conservato il corpo di San Basilio, tanti escono tanti entrano non ci si può fermare all’interno se non per il tempo di baciare una croce e toccare il reliquiario. Continuiamo a visitare questo particolare monastero, appiccicato alla parete, salendo scale, ammirando la vallata da panoramiche terrazze sino a giungere ad una grotta totalmente dipinta per ascoltare che non è mai stata toccata sono i disegni originali.

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Usciamo, sosta al negozio per un souvenir, “ricarichiamo” i gilet e ripartiamo, direzione Podgorica l’attuale capitale del Montenegro per poi proseguire per Cetinje (Cettigne) che fino alla prima guerra mondiale fu la capitale del Regno del Montenegro ed è la città natale di Elena del Montenegro, seconda regina d’Italia in quanto consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia. In questa parte di viaggio toccheremo le più alte temperature di tutto il viaggio, il termometro è arrivato a 44° e non è mai sceso sotto i 39° ed era impossibile tenere la visiera aperta l’aria scottava.

Arrivati zona Cetinje, notiamo che è parzialmente circondata da boschi in fiamme e da colonne di fumo, visto il caldo e la stanchezza decidiamo di proseguire e di rimandare la visita nei giorni seguenti, il programma odierno prevede di arrivare ad uno dei tanti punti panoramici ed ammirare dall’alto il Fiordo delle bocche di Cattaro e poi scendere lungo il “serpentone di Kotar” la strada dei 50 tornanti (che in realtà sono di meno) per arrivare a Kotar (Cattaro).

Questa sarà la parte più impegnativa del viaggio, dopo pochi chilometri, scopriremo due cose che i Montenegrini guidano come dei pazzi, corrono, sorpassano in curva e che in Montenegro, i cantieri stradali non vengono segnalati e quindi ci troviamo nel mezzo di un bel cantiere, stanno allargando la strada e tutto d’un tratto ci ritroviamo sullo sterrato compatto e percorribile, con calma e impegno si prosegue, poi all’improvviso lo sterrato diventa uno strato di ghiaione dove dopo poco la moto sprofonda di 20 cm e non posso fare altro che accompagnarla a terra, per fortuna andavamo piano e nessuno si fa male, qualche graffio e nulla più. Nonostante passino auto, nessuno si ferma ad aiutarci a sollevare la moto e una volta rimessa in piedi cerchiamo con non poca fatica di tirarla fuori dalla morsa del pietrame. Non abbiamo alternative se non quello di proseguire io in moto e per un tratto Danica a piedi sino a raggiungere un gruppo di operai che sta asfaltando che ci dicono che il cantiere è finito da lì in poi solo asfalto…..FALSI E BUGIARDI…..qualche km e poi ecco un altro cantiere stanno scavando una galleria per bypassare il valico. Scolliniamo e SORPRESA, qui fanno sul serio, qui oltre alla galleria stanno anche lavorando per allargare la strada, un bel cantiere a strada aperta, una singola corsia usata sia dal normale traffico sia dalle macchine operatrici che caricano i camion che spostano pietre e rocce e mentre transiti a zig zag tra asfalto, sterrato e rocce sopra di te vedi le ruspe che stanno scavando e rompendo la montagna e nel frattempo i montenegrini fregandosene di tutto e tutti corrono e sorpassano dappertutto.

Dopo oltre un’ora l’odissea termina ed arriviamo sopra il fiordo…..

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ma non si vede nulla l’aria calda e umida nasconde praticamente tutto, non ci resta che affrontare i “cinquanta” tornanti e arrivare finalmente al nostro alloggio, dove siamo accolti con una fresca birra quello che ci voleva dopo una giornata impegnativa, che si concluderà con una ottima cena in un ristorantino ubicato in un antico palazzo di pescatori veneziani affacciato sul fiordo dove ci troviamo molto bene e ci ritorneremo nei giorni successivi.

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Le alte temperature trovate e previste, il fatto che non vogliamo più passare per quella strada e che comunque le altre strade sono quel che sono ci porta a rivedere i nostri programmi decidiamo di rinunciare ad andare al nord a visitare il parco del Durmitur.

Dopo una giornata di relax al mare,

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nel pomeriggio andiamo a visitare Kotor (Cattaro) città di che si specchia nelle Bocche di Cattaro, un’articolata serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e ricordano vagamente, per la loro forma frastagliata, i fiordi norvegesi.

La vecchia città circondata da massicce mura è inserita tra i Patrimoni dell’umanità protetti dall’UNESCO.p113076920170811_153251

Al suo interno sono conservati numerosi palazzi di origine veneziana e varie chiese di diverse religioni tra queste c’è la cattedrale di San Trifone (Katedrala Svetog Tripuna).

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Costruita nel 1166, 326 anni prima della scoperta di America, 69 anni prima della costruzione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi e 460 anni prima della costruzione della Basilica di San Pietro.

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Mentre osserviamo la cattedrale, un normalissimo signore ci chiede gentilmente se possiamo fargli una foto e ci ritroviamo a scambiare quattro piacevoli chiacchiere davanti ad una fresca bibita con un Mastro Organaro di Belgrado che assieme al figlio progetta e restaura gli organi nelle chiese ed ha lavorato in ogni parte del mondo.

Il giorno successivo andiamo verso il mare, vorremmo vedere la Grotta Azzurra (Plava špilja). Passando per varie strade e stradine

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raggiungiamo la località di Zanjice, dalla cui spiaggia partono delle barche che portano i turisti a fare il bagno nella grotta in cui il mare crea un effetto di color blu fantastico e così faremo pure noi.

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Al rientro con 8€ ci prendiamo ombrellone e lettini e passiamo la giornata in riva al mare a fare snorkeling. Danica nelle sue lunghe perlustrazioni riuscirà a vedere per ben due volte delle bellissime stelle marine.

Come ci eravamo promessi ritorniamo nell’antica capitale a visitare la città. Per arrivarci percorriamo alcune zone interne che sono state interessate dagli incendi nei giorni precedenti.

Arrivati in città andiamo a visitare il Monastero di Cetinje, appena varchiamo l’ingresso veniamo subito richiamati sul divieto di foto solo per avere in mano le macchine fotografiche. All’interno dovrebbero essere custodite alcune reliquie “particolari” (la mano di S. Giovanni che ha battezzato Gesù e un frammento della croce) ma non c’è nessuna indicazione. Poco prima di uscire veniamo di nuovo redarguiti e accusati di aver fatto foto e di essere senza rispetto del luogo. Questo ci ha fatto incavolare parecchio e viste le accuse abbiamo reso disponibili le fotocamere per visionare le foto, questo ha calmato leggermente gli animi ma non la scortesia dei laici presenti.

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Sulla via del rientro, passando per Budva la capitale del turismo montenegrino,

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ci allunghiamo sino a  Sveti Stefan (Santo Stefano) in origine un piccolo villaggio di pescatori separato dalla terraferma, ora trasformato in un hotel di lusso collegato alla terraferma da uno stretto istmo artificiale e frequentato da teste coronate e illustri star di Hollywood.

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L’ultima tappa montenegrina la dedichiamo alla cittadina di Perasto (Perast), paese affacciato sulle bocche di Cattaro e per quasi 4 secoli anni legato alla Serenissima (si narra che alcune persone parlerebbero ancora l’antico dialetto veneziano).

Davanti a Perast si trovano due isolette, una naturale e privata San Giorgio e l’altra artificiale e visitabile Gospa od Škrpjela (La Madonna dello Scalpello). Il santuario della Madonna dello Scalpello (conosciuto anche come Nostra Signora delle rocce) è l’edificio più grande presente sull’isolotto al cui interno sono conservati numerosi ex-voto.

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Approfittiamo delle numerose imbarcazioni che fanno la spola e arriviamo sulla piccola isola artificiale creata affondando centinaia di vecchie navi cariche di pietre nei pressi di uno scoglio

L’isolotto sarebbe stato creato nel corso dei secoli dai marinai locali dopo che i fratelli Mortešić trovarono il 22 luglio 1452 su quello scoglio un’immagine di una Madonna con bambino: l’icona, portata nella chiesa di San Nicola di Perasto, scomparve durante la notte e venne rinvenuta nuovamente sullo stesso scoglio dello Scalpello. Gli abitanti del posto decisero pertanto di costruirvi un santuario e, al ritorno da ogni viaggio in mare, veniva lanciata una roccia nella baia. L’usanza di lanciare i sassi nel mare sussiste ancora. Annualmente ogni 22 luglio, vi è una ricorrenza chiamata “fašinada” nel locale dialetto, in cui gli abitanti del posto raggiungono lo scoglio al tramonto con le proprie imbarcazioni decorate e legate insieme e lanciano sassi in direzione dell’isola, contribuendo al suo ampliamento e consolidamento

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….segue…

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa

La sera precedente alla partenza verso Dubrovinik (Ragusa di Dalmazia), la nostra prossima sosta, il proprietario mi consiglia caldamente di sistemare la moto in un luogo protetto dal vento perché secondo lui da lì a qualche ora avrebbero iniziato a soffiare forti raffiche di bora, faccio come consigliato anche se c’era il sole e nulla presagiva dei peggioramenti climatici se non le notizie che al nord stava facendo temporale ma che non avrebbero interessato minimamente la nostra zona.

Ma come si sa, l’esperienza è una grande maestra ed infatti durante la notte ha iniziato a soffiare la bora ed ha continuato anche al mattino rendendo l’attraversata dell’isola verso sud molto molto impegnativa, raffiche forti, brevi, lunghe in rettilineo, dietro le curve, lungo tutta la strada, per aumentare d’intensità quando la strada ad iniziato a salire. Trovarci allo scoperto ed attraversare il Paski most è stato impegnativo, per fortuna poi il vento a iniziato a perdere d’intensità.

Per velocizzare il trasferimento abbiamo optato per fare un tratto in autostrada sino a Makarska (Macarsca).

per poi andare a visitare il parco naturale BIOKOVO (www.pp-biokovo.hr) al cui interno si trova lo SVETI Jure.

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Per arrivare in cima si percorre una strada ad una sola corsia, per cui all’ingresso ti avvisano di fare molta attenzione in quanto il traffico è in entrambe i sensi di marcia e specialmente le vetture, i pulmini, i camper quando si incrociano devono trovare un posto abbastanza largo per passare, con la moto è abbastanza più semplice, facendo molta attenzione in quanto la strada è molto tortuosa e con poche protezioni laterali, con la presenza di mucche e cavalli al pascolo libero.

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Dietro ogni curva, lungo ogni breve rettilineo è un continuo variare di spettacolari panorami. Dicono, che dalla vetta è possibile vedere la lontana Bosnia, la costa Croata e in presenza di una giornata tersa in lontananza si può vedere il Gargano. La presenza di una cappa di caldo afoso che copriva la pianura ed il mare ci ha impedito di goderci di cotanta vista.

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Un ultimo tratto di viaggio ci porta ad attraversare la valle della Neretva , una vasta area dedicata alla coltivazione di frutta e verdura, qui viene coltivato la “Neretvanska mandarina” il mandarino della Neretva. Questa vallata si trova nei pochi chilometri di costa della Bosnia Erzegovina.

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Quando in lontananza vediamo il caratteristico ponte

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capiamo che siamo arrivati a Dubrovinik, alloggeremo in prima periferia, con tanto di parcheggio privato coperto per la moto, mentre per noi una bella camera con terrazzino, bagno privato con lavatrice ma esterno alla stanza.

Anche qui solo pagamento in contanti, meglio €uro ma vanno bene anche le locali kune. La zona è ben collegata al centro storico con i mezzi pubblici, con i quali sin dalle prime uscite sarà amore/odio.

Il tempo di sistemare le cose e siamo pronti per la visita della città vecchia. Il tempo di fare un centinaio di scalini e siamo alla fermata del bus. Cerchiamo una rivendita biglietti che secondo i consigli ricevuti doveva essere in zona ma non c’è nulla di aperto. Arriva un bus, non è il nostro ma vediamo che il biglietto può essere acquistato a bordo, PERFETTO. Il successivo è il nostro, si sale solo dalla porta anteriore, in coda si mostra, si acquista si vidima il biglietto e ci si accomoda, un semplice metodo per controllare e far pagare.

Dieci minuti e siamo già in vista delle imponenti mura della città,

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scendiamo e andiamo alla ricerca della porta per entrare, pochi metri e siamo nella bolgia, pullman che scaricano turisti che si uniscono alle centinaia migliaia di altri turisti di ogni nazionalità che iniziano a vagare per la città inseguendo un ombrello, una bandierina un segnale qualsiasi ascoltando il racconto della guida con le cuffiette mentre scattano infinite fotografie alle bellezze architettoniche di Dubrovnik, il cui centro storico di particolare bellezza e pregio è inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Purtroppo parecchi turisti sono qui perché ci hanno girato molte scene di Game of Thrones ambientate nella città di Approdo del Re. Inoltre in questa città sono state girate anche alcune scene di Star Wars VIII.

Sulle varie letture fatte dicono che non c’è modo migliore di visitare Dubrovnik che dall’alto delle sue mura, edificate nel 13° secolo per difendere la città dalle invasioni. Il percorso ad anello richiede almeno 1 ora, ma alla fine saranno il doppio considerando il tempo dedicato ad ammirare la città al tramonto con gli splendidi scorci sull’Adriatico e sul Porto Vecchio.

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Dalle mura si può anche vedere Mala Buža Bar Buža significa letteralmente “piccolo buco nel muro” Arroccato sugli scogli appena fuori dalle mura, il bar è perfetto per rilassarsi al sole con un cocktail, ammirare la vista e, perché no, farsi una bella nuotata!

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Oramai è sera, una breve passeggiata per un assaggio della città che visiteremo meglio nei prossimi giorni e poi alla ricerca di un posto dove mangiare. Visto il carattere turistico della città i posti non mancano alla fine ci si affida un po’ al caso ed un po’ alla rete globale

Per tornare all’alloggio ci affidiamo sempre al bus, troviamo la fermata ed ecco che quasi subito si materializza il nostro mezzo, saliamo con soldi alla mano e l’autista con modi sgarbati e scortesi invita noi ed altri turisti ad andare alla biglietteria e appena scesi riparte. Acquistiamo i biglietti, e attendiamo oltre mezz’ora il bus successivo, vedendo che nel frattempo tutti gli altri conducenti vendono i biglietti a bordo e anche con lunghe code di turisti, non hanno nessuna fretta di partire. Il bus ci lascia alla fermata e un centinaio di scalini dopo siamo finalmente in camera.

La giornata seguente sarà tutta dedicata alla città. Si comincia facendo colazione al ristorante panoramico sul Monte Srđ ci arriviamo con la funicolare. Dall’altezza di 400 metri, ammiriamo la città, l’isola di Lokrum e le Isole Elafiti, che punteggiano l’Adriatico.

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Una passeggiata in vetta, e poi ritorniamo giù in città dove ci aspetta:

La Fontana Maggiore di Onofrio (Velika Onofrijeva česma)

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Lo Stradun (Placa) che taglia in due la città e collega la porta Pile con la Piazza della Loggia

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La Piazza della Loggia (Placa Luža) e Piazza Prid Dvorom (Davanti al Palazzo) Considerate il Cuore della città in quanto vi si trovano o vi affacciano alcuni dei principali monumenti cittadini. San Biagio è il santo protettore della città di Ragusa. La sua rappresentazione è presente sulle mura della città.

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La Colonna di Orlando (Orlandov stup) è la raffigurazione in pietra del leggendario Orlando (o Rolando), il paladino protagonista della celeberrima opera letteraria medievale Chanson de Roland. La scelta di raffigurare questo personaggio è dovuta allo scontro che Ragusa ebbe col pirata saraceno Spucente, che secondo la fantasia popolare sarebbe stato ucciso proprio da Orlando. Oltre ad essere simbolo della libertà cittadina, la colonna divenne anche il luogo dell’infamia: qui infatti venivano eseguite le condanne capitali.

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La Cattedrale di Dubrovnik contiene centinaia di reliquiari, in oro e argento. Si tratta di contenitori che racchiudono reliquie di santi o altri oggetti di grande importanza religiosa.

Terminata la visita della città decidiamo di vederla anche dal mare facendo una piccola gita in barca per ammirare la sontuosità delle mura e vedere la vicino (senza scendere) dopo averla vista dall’alto l’isola di Lokrum, un’isola ricca di pini e scogliere al cui interno è presente un piccolo lago salato.

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Il caldo la stanchezza e la fame cominciano a sentirsi è meglio trovare un posto dove poter conciliare tutte le esigenze prima di rientrare per un po’ di riposo.

Per la sera il mio amore Danica ha organizzato una romantica cena in un fantastico ristorante sulle mura della città affacciato sul porto vecchio. Il giusto modo per festeggiare la nostra vacanza, prima di partire per il Montenegro.

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Terza tappa – MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

 

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Cima Grappa

Per riprendere dopo una lunga sosta oggi siamo usciti per una piccola escursione motociclistica sulla Cima del Monte Grappa…che poi alla fine tanto piccola non è stata…

percorso

durante la salita eravamo in compagnia di numerosi uomini volanti

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e lo sguardo oltre che dal panorama era attratto dai prati  in piena fioritura….crocus bianchi e viola…ellebori verdi…

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giunti in cima ci siamo dedicati alla visita della galleria “Vittorio Emanuele”

Questo è quanto riporta il libretto che si trova gratuitamente nel museo nei pressi dell’ingresso:

GALLERIA VITTORIO EMANUELE III

È un’opera di fortificazione militare veramente grandiosa, realizzata in 10 mesi, a partire dal novembre 1917. Fu progettata dal Col. del Genio Nicola Gavotti per potenziare la difesa del massiccio del Grappa.

Ha uno sviluppo in galleria di circa 5 Km., consta di un braccio principale di m. 1.500, da cui si irradiano numerosi rami secondari, verso le postazioni dei pezzi di artiglieria e delle mitragliatrici, gli osservatori e gli sbocchi per sortite controffensive.

Per realizzare la galleria, ricavata al di sotto della Cima Grappa, alta m. 3 e larga da 1,80 a 2,50 m,. fu necessario asportare circa 40.000 m.c. di roccia impiegando 24 perforatrici meccaniche. Essa  venne armata e dotata di impianti tecnici e logistici tali da consentire ai reparti in caverna (circa 15.000 uomini con 72 cannoni e 70 mitragliatrici) la vita ed il combattimento per lungo tempo.

Gli approntamenti difensivi della galleria concorsero efficacemente ad assicurare il possesso dell’importante massiccio nel corso della seconda e della terza battaglia del Grappa.

LINK per altre INFO

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successivamente la visita è proseguita al Sacrario

Il Sacrario Militare del Grappa

Sulla cima più elevata sorge un sacrario militare, inaugurato il 22 settembre 1935.

Nel corpo centrale del monumento sono custoditi i resti di 12.615 caduti, di cui 10.332 sono ignoti. Il monumento è composto da cinque gironi concentrici posizionati uno sopra all’altro in modo da formare una piramide. Nella sommità sorge il santuario della “Madonnina del Grappa“.

Dal piazzale si può vedere la suggestiva Via Eroica, che partendo dai pendii del tempio arriva fino al Portale di Roma, dove si possono trovare dei cippi di pietra che portano scritti i nomi legati alle località che sono state interessate dalla Grande Guerra. A nord-est del Portale di Roma, invece, sono state inumate le salme di 10.295 caduti austroungarici.

A pochi metri dal sacrario, nei pressi di una caverna nella quale 7 partigiani sono stati arsi vivi dai nazifascisti, sorge dal 1974 una statua in bronzo “al Partigiano”.

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La bellissima ed istruttiva passeggiata ci ha messo appetito così ci dirigiamo verso il rifugio

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…è giunta l’ora di riprendere la strada verso casa….

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Sorgenti, Borghi, Giardini

Dopo quasi un anno di fermo, sono risalito in groppa a Bellatrix e siamo usciti per un paio d’ore….con il desiderio di riprendere confidenza….devo dire che è andato come previsto….tutto a meraviglia….

Si è trattato di un giretto senza un percorso programmato che mi ha portato alla riscoperta di luoghi conosciuti…

Si comincia con una sosta al borgo di Gorgazzo che da o prende il nome dal fiume omonimo che qui ha la sua sorgente.
Si tratta di una bolla d’acqua, una grotta che scende nelle viscere della montagna in parte esplorata ed in parte ancora misteriosa…sino ad ora i speleo-sub sono arrivati alla profondità di 212 mt

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Sempre nel Comune di Polcenigo ma in località Serenissima, sotto una curva della Strada Pedemontana ci sono le sorgenti di un altro fiume La Livenza

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da qui ci si sposta sino all’abitato di Polcenigo borgo medioevale che fa parte dei borghi più belli d’Italia, attraversato dal Gorgazzo prima di immettersi nella Livenza

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…quattro passi per il borgo mi porta alla scoperta della chiesa di San Giacomo, situata sulla collina del castello, sede in passato di un convento Francescano….

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Si riparte e percorrendo la strada pedemontana giungo sino a Sacile – Il Giardino della Serenissima…
il suo centro storico è situato su delle isole circondate dal fiume Livenza sulle cui sponde si affacciano antichi palazzi veneziani

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A spasso per il Friuli

Domani siamo liberi da impegni, che facciamo?? Che ne dici di un giro in moto?? ….dove mi porti?? beh partiamo e poi vediamo….ci affidiamo al caso ed al momento…

La mattina non comincia bene…inserisco la chiave…folle…premo il pulsante e….SILENZIO…batteria OFF….niente panico…cavi…ponte…ed ecco che si avvia….ma non mi fido…meglio fare un controllo…ed infatti…giretto…rientro…spengo…e non riparte…non ho abbiamo nessuna intenzione di stare a casa…non resta che sostituire la batteria….

BENE SIAMO PRONTI…SI PARTE!!!

partiamo direzione pedemontana pordenonese….e siamo subito attratti da una moltitudine di vele colorate che dipingono i cieli…e decidiamo di andare sul monte Valinis…da dove appassionati da mezza Europa vengono qui per lanciarsi…

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pronti….il vento è buono….

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….via…si vola….

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…la vita è appesa a questi fili colorati…

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dopo aver ammirato questi impavidi veleggiare sopra campi colorati, decidiamo di riprendere il nostro girovagare che ci porterà a scoprire tortuose strade che scorrono nei verdi boschi costeggiando ruscelli e torrenti…

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tra un dondolare e l’altro dopo una breve sosta per ammirare un castello restaurato…

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piano piano rientriamo a casa…anche oggi felici di aver scoperto luoghi fantastici dietro casa

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Trieste.

Finalmente una bella giornata di sole….ne approfittiamo per un passeggiata esplorativa in quel di Trieste….

La prima tappa è dedicata ad una escursione con il Tram di Opicina..

La tranvia di Opicina (tram de Opcina in dialetto triestino, Openski tramvaj in sloveno), nota anche come “Trenovia di Opicina”, una delle attrazioni turistiche della città di Trieste, è una linea tranviaria interurbana panoramica gestita dalla Trieste Trasporti.

Caratteristica unica in Europa è quella di possedere un tratto di circa 800 m in forte pendenza (fino al 26%) lungo il quale le vetture vengono spinte (in salita) o trattenute (in discesa) da carri-scudo vincolati ad un impianto funicolare. Il servizio, classificato come linea 2, presenta un percorso urbano nel centro di Trieste (a livello del mare) e una tratta interurbana di collegamento con la frazione di Villa Opicina sull’altopiano del Carso, a 329 m s.l.m.; in funzione dal 9 settembre 1902, è lunga poco più di 5 km.

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Capolinea in piazzale Oberdan

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Inizia l’arrampicata

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C’è chi sale e chi scende…

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Ci si avvicina al Carro-scudo che permette di affrontare il ripido pendio

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Scendiamo alla Fermata dell’Obelisco e ci facciamo una bellissima passeggiata sulla “Strada Napoleonica” che ci permette di avere una fantastica vista sulla città di Trieste e su tutto il suo Golfo….

 

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La città di Trieste con una nave da crociera ancorata davanti Piazza Unità d’Italia

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la passeggiata “napoleonica”

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Ridiscesi in città abbiamo proseguito nella visita della città

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Chiesa Evangelica Luterana

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Fontana dei Tritoni

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Tempio Serbo Ortodosso di San Spiridione

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Canal Grande di Trieste e il ponte “Passaggio Joyce”, ma comunemente chiamato “Ponte Curto” sopranome dato in quando per un presunto errore di misurazione in fase di installazione è risultato più corto….

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Piazza Unità d’Italia

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Alcune immagini scattate nei pressi della piazza Unità d’Italia.

 

oramai è sera ed è giunto il momento di rientrare, che dire una bellissima escursione, molto interessante, da ripetere magari in altri periodi dell’anno per ammirare i colori della natura.

 

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Villaggio ROMA (Campo PG107) – TORVISCOSA la città della Viscosa

VILLAGGIO ROMA – CAMPO PG 107

il testo è liberamente tratto dal sito del Comune di Torviscosa

Villaggio Roma è una piccola località di 150 abitanti che si trova a nord di Torviscosa, in mezzo alla campagna.
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La storia del Villaggio Roma è del tutto peculiare: è nato, infatti, come campo per prigionieri di guerra (campo PG 107) durante l’ultimo conflitto. Qui sono stati tenuti prigionieri numerosi soldati degli eserciti alleati, catturati dall’esercito italiano in Libia nel 1942. In una visita della Croce Rossa nell’agosto del 1943, vengono contati 892 neozelandesi, 355 sudafricani, 130 indiani e 3 australiani.

Nei ricordi di uno degli ex prigionieri, il campo viene descritto in questo modo:
Il campo consisteva in un’area di circa 200 iarde per 100 (una iarda corrisponde a circa 90 cm) e conteneva 10 baracche dormitori oltre agli edifici per la mensa, l’infermeria, le docce e le baracche comuni. I letti consistevano in lunghe tavole, disposte su tre livelli che lasciavano uno spazio di poco più di 6 piedi (circa 1,80 m) per 2,5 (circa 75 cm) per ogni uomo e le sue cose. C’era un buon approvvigionamento d’acqua, ma la zona dei lavatoi non era protetta contro le intemperie e la pioggia riduceva la zona del campo in qualcosa di simile a un porcile. Le baracche non erano riscaldate …

Il campo PG 107 nel disegno di Silvestro Perotti, carabiniere di guardia al campo

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Il 9 settembre 1943, nella confusione seguita all’armistizio, i prigionieri riuscirono a lasciare il campo e a nascondersi nella campagna circostante, spesso aiutati anche dalle famiglie del luogo, e quindi a raggiungere le formazioni partigiane italiane o jugoslave.

Tra i campi per prigionieri di guerra in Italia, il PG 107 fu il primo ad essere destinato a campo di lavoro. In questo caso, i prigionieri furono impiegati nelle attività agricole della SNIA Viscosa, l’azienda che si era stabilita da qualche anno nella zona. Era stata la stessa SNIA alla fine del 1941 a chiedere di localizzare un campo di prigionia nel territorio, per poter utilizzare la manodopera dei prigionieri e sostituire così gli operai partiti per la guerra. La stessa azienda contribuì forse anche alla costruzione delle baracche e delle strutture del campo. Negli anni successivi alla guerra, infatti, le baracche furono riadattate e trasformate in abitazioni a cura della SNIA, che vi fece trasferire molte famiglie che lavoravano alle sue dipendenze.
Alla fine degli anni Settanta tutte le baracche furono abbattute e sostituite da nuove case. Il perimetro del nuovo paese coincide con quello del campo, ma degli edifici originari non rimane più nulla.
Il toponimo Villaggio Roma risale agli anni Cinquanta, ma l’appellativo “il campo” è ancora oggi usato normalmente dagli abitanti per chiamare il loro paese.

TORVISCOSA – La città della Viscosa

liberamente tratto da archeologiaindustriale.net

Torviscosa è una città di fondazione, cioè una di quelle città nuove sorte in Italia negli anni Trenta del Novecento nei territori di bonifica e caratterizzate da architetture di regime. È allo stesso tempo una company town, perché la sua fondazione è legata a una grande azienda italiana, la SNIA Viscosa (da cui Torviscosa prende una parte del nome) che all’epoca si dedicava soprattutto alla produzione di fibre artificiali ricavate dalla cellulosa e che trova in questa parte della pianura friulana ancora poco sfruttata un territorio ideale per un esperimento “autarchico”: la coltivazione su larga scala di canna comune da cui ricavare la materia prima per le sue produzioni e l’insediamento di un nuovo grande stabilimento industriale per la sua lavorazione.

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Il CID (centro informazione documentazione) e la torre Panoramica a forma di T (la T di Torviscosa) in queste strutture venivano ricevuti gli ospiti e dalla cima della torre si poteva ammirare lo stabilimento.
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Franco Marinotti, fondatore della città e all’epoca amministratore delegato e poi presidente della SNIA

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Le torri Jensen destinate alla produzione di bisolfito di calcio. La prima, quella più a nord, fu realizzata nel 1938 mentre la seconda fu costruita nel 1940 durante i lavori del raddoppio dello stabilimento. Sono alte 54 metri, hanno una pianta circolare e poggiano su un unico basamento rettangolare. Esternamente ripropongono le forme dei fasci littori; la lama dell’ascia littoria che sporgeva dalla torre nord fu abbattuta dagli operai il 26 luglio del 1943. Le due torri sono collegate alla sommità da un percorso orizzontale che costituiva il passaggio per gli operai addetti al reparto.

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l’ingresso dello stabilimento con due opere di Leone Lodi che rappresentano La famiglia Rurale e l’Industria

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alcune strutture destinate al benessere del personale: Teatro, Ristoro, Piscina

Facendo alcune ricerche in merito alla storia di Torviscosa e alla sua fabbrica ho trovato questo filmato d’epoca in cui viene raccontata la trasformazione della Arundo Donax (Canna Comune) in viscosa….

VIDEO

 

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“Poffabro, presepe fra i presepi”

Poffabro, uno dei 10 borghi più belli d’Italia presenti in Friuli Venezia Giulia.

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Poffabro è un museo a cielo aperto nel cuore della Val Colvera. La sua “forza magica” sta nell’effetto incantatore delle pietre tagliate al vivo e dei balconi di legno, elementi schietti e austeri, che pure danno un senso di intimità e raccoglimento nelle corti racchiuse su se stesse, o nelle lunghe schiere di abitazioni di pianta cinque-seicentesca. Il bello del borgo sta proprio nell’umile realtà di pilastri, scale, ballatoi e archi in sasso, in armonia perfetta con la natura circostante.

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“Poffabro, presepe fra i presepi” è il suggestivo appuntamento che ha luogo ogni inverno da metà dicembre a metà gennaio. Fra le strade acciottolate del borgo e le corti secentesche, fino agli angoli più nascosti, per una volta illuminati, si scoprono oltre un centinaio di presepi, sempre diversi, minuscoli o imponenti, semplici o elaborati, dai più tradizionali ai più fantasiosi.

 

e tra un presepe e l’altro qualche scorcio del borgo….

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Lignano – Presepe di sabbia

In questo periodo in varie località del Friuli Venezia Giulia, vengono realizzati presepi, piccoli, grandi, di ogni materiale possibile ospitati in varie località mare montagna laguna, piccoli borghi, grandi spiagge.

pieghevole con tutti i presepi

I presepi da vedere sono molti, e il tempo spesso non è sufficiente così si sceglie di vedere ogni anno qualcosa di nuovo, quest’anno abbiamo voluto cominciare con quello realizzato in Sabbia a Lignano Sabbiadoro.

Di seguito alcune foto realizzate alla ricerca di dettagli e personaggi famosi legati al Friuli che gli artisti hanno voluto incorporare nella loro opera.

 

Tina Modotti, attrice e fotografa

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Margherita Hack, Astrofisica – Enzo Bearzot Calciatore e allenatore – Attila Re degli Unni

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nella barca: Hernest hemingway, Scrittore e giornalista- Marcello D’Olivo architetto urbanista progettista di Lignano Pineta

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La Pimpa cagnolina  a grandi pois disegnata da AltanP1100861P1100869P1100871P1100872

 

 

 

 

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