Articoli con tag: Cetinje

In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – MONTENEGRO Crna Gora

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa

In Montenegro abbiamo scelto come punto di sosta una guest house a qualche chilometro dalla città di Kotor (Cattaro) ed è situata a pochi metri dal mare e con una sua mini spiaggetta. Per arrivarci decidiamo di fare un primo assaggio di Bosnia Erzegovina. Quindi partiamo con direzione Trebinje (Trebigne) arrivati in città facciamo una breve sosta per ammirare il Most Arslanagi, un impressionante ponte di pietra costruito dagli Ottomani nel 1574, interamente smontato e rimontato nell’attuale posizione nel 1967 a causa di una diga.p1130716

Mentre stiamo ripartendo notiamo che un elicottero sta “pescando” acqua segnale che in zona ci sono incendi, mesi di siccità e caldo sicuramente non aiutano. Il viaggio prosegue costeggiando inizialmente il Fiume Trebisnjica che risulta essere una piacevole scoperta.

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Seguendo sempre la statale M6 e iniziamo a salire verso il valico di Ilino Brdo per entrare in Montenegro, facendo almeno una mezz’oretta di coda (un paio di auto non di più).

Mentre siamo in attesa di entrare ripensiamo a quanto letto sulle strade di questo Stato ovvero rispettare i limiti e porre attenzione che si trovano posti di controllo della polizia dietro ogni curva. Infatti dopo pochi chilometri ecco un’auto della polizia che sta assistendo un’auto ferma, ma sarà l’unica che vedremo in servizio, nei successivi quattro giorni trascorsi girando per città e periferia le uniche auto della polizia che abbiamo visto erano parcheggiate fuori delle caserme ma sulle strade neanche una.

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Scendiamo lungo una bellissima e panoramica strada,

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purtroppo in lontananza si vedono le colonne di fumo che si alzano dai boschi ed si sente nell’aria il classico odore di bruciato.

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Degli enormi cartelli turistici che segnalano la distanza da un fantomatico ponte romano attraggono la nostra attenzione, per cui quando troviamo l’indicazione di svolta non esitiamo a lasciare la strada principale e a finire in mezzo alla campagna seguendo a distanza un gregge di pecore per arrivare dopo una ventina di minuti nel nulla dove ad un certo punto c’era questo ponte ma non sappiamo se sia quello segnalato,

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da qui per evitare di ritornare sui nostri passi ci affidiamo e ci fidiamo del navigatore che giustamente ci conduce ancor di più in mezzo a villaggi dispersi nel nulla con l’intenzione di farci attraversare un canale di scolo dove forse un tempo c’era un guado….mandando a quel paese il navigatore ci affidiamo un po’ al senso di orientamento, un po’ seguiamo le indicazioni in lingua indigena della GdP (Gente del Posto) ed un po’ per caso arriviamo sulla viabilità principale nella periferia di Niksic, città industriale con miniere di ferro e bauxite, e sede dello stabilimento della Niksicko Pivo, la birra del Montenegro.

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Uscendo dalla città abbiamo i primi assaggi di cantieri, di strade chiuse e deviazioni ma nulla rispetto a quello che troveremo in seguito verso la fine della giornata.

Lungo una stretta e contorta strada di montagna notiamo notevoli tipologie di rifiuti abbandonati in quello che sembrano discariche abusive…e ci fa pensare che essersi proclamato Stato ecologico non sia molto veritiero. Hanno ancora molta strada da fare.

Arrivati alla strada principale saliamo al monastero di Ostrog. Un monastero della Chiesa serba ortodossa posizionato contro una parete di roccia verticale sulla rupe di Ostroka Greda, a 900 metri di altezza dedicato a San Basilio di Ostrog (Sveti Vasilije Ostroški).

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Fondato dallo stesso Basilio, Vescovo metropolita dell’Erzegovina nel XVII secolo, il monastero di Ostrog è il più popolare luogo di pellegrinaggio del Montenegro. Il corpo del santo, si trova in un reliquiario posto nella chiesa sotterranea dedicata alla “Presentazione al Tempio della Madre di Dio”.

Il monastero ortodosso di Ostrog, uno dei più visitati nei Balcani, rappresenta il punto di incontro di tre credi: l’ortodosso, il cattolico e il musulmano poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio.

La strada per arrivare al parcheggio, oltre ad essere stretta e tortuosa, è anche molto trafficata, con lunghe code di auto, camper pulmini, in alcuni tratti superabili con attenzione (la coda si crea quando si incrociano dei mezzi che cominciano a manovrare per poter passare) in altri invece si deve restare in coda e subire il caldo, ad un punto di controllo l’omino ci apre una sbarra e ci segnala di svoltare, non ce lo facciamo dire due volte e dopo qualche chilometro di strada praticamente vuota arriviamo al parcheggio praticamente all’ingresso del monastero. Il tempo di toglierci tutto il possibile e ci mettiamo in coda per visitarlo cercando nel frattempo di capire le modalità.

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Dopo circa un’ora di coda sotto il sole ci troviamo all’ingresso della cripta dove è conservato il corpo di San Basilio, tanti escono tanti entrano non ci si può fermare all’interno se non per il tempo di baciare una croce e toccare il reliquiario. Continuiamo a visitare questo particolare monastero, appiccicato alla parete, salendo scale, ammirando la vallata da panoramiche terrazze sino a giungere ad una grotta totalmente dipinta per ascoltare che non è mai stata toccata sono i disegni originali.

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Usciamo, sosta al negozio per un souvenir, “ricarichiamo” i gilet e ripartiamo, direzione Podgorica l’attuale capitale del Montenegro per poi proseguire per Cetinje (Cettigne) che fino alla prima guerra mondiale fu la capitale del Regno del Montenegro ed è la città natale di Elena del Montenegro, seconda regina d’Italia in quanto consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia. In questa parte di viaggio toccheremo le più alte temperature di tutto il viaggio, il termometro è arrivato a 44° e non è mai sceso sotto i 39° ed era impossibile tenere la visiera aperta l’aria scottava.

Arrivati zona Cetinje, notiamo che è parzialmente circondata da boschi in fiamme e da colonne di fumo, visto il caldo e la stanchezza decidiamo di proseguire e di rimandare la visita nei giorni seguenti, il programma odierno prevede di arrivare ad uno dei tanti punti panoramici ed ammirare dall’alto il Fiordo delle bocche di Cattaro e poi scendere lungo il “serpentone di Kotar” la strada dei 50 tornanti (che in realtà sono di meno) per arrivare a Kotar (Cattaro).

Questa sarà la parte più impegnativa del viaggio, dopo pochi chilometri, scopriremo due cose che i Montenegrini guidano come dei pazzi, corrono, sorpassano in curva e che in Montenegro, i cantieri stradali non vengono segnalati e quindi ci troviamo nel mezzo di un bel cantiere, stanno allargando la strada e tutto d’un tratto ci ritroviamo sullo sterrato compatto e percorribile, con calma e impegno si prosegue, poi all’improvviso lo sterrato diventa uno strato di ghiaione dove dopo poco la moto sprofonda di 20 cm e non posso fare altro che accompagnarla a terra, per fortuna andavamo piano e nessuno si fa male, qualche graffio e nulla più. Nonostante passino auto, nessuno si ferma ad aiutarci a sollevare la moto e una volta rimessa in piedi cerchiamo con non poca fatica di tirarla fuori dalla morsa del pietrame. Non abbiamo alternative se non quello di proseguire io in moto e per un tratto Danica a piedi sino a raggiungere un gruppo di operai che sta asfaltando che ci dicono che il cantiere è finito da lì in poi solo asfalto…..FALSI E BUGIARDI…..qualche km e poi ecco un altro cantiere stanno scavando una galleria per bypassare il valico. Scolliniamo e SORPRESA, qui fanno sul serio, qui oltre alla galleria stanno anche lavorando per allargare la strada, un bel cantiere a strada aperta, una singola corsia usata sia dal normale traffico sia dalle macchine operatrici che caricano i camion che spostano pietre e rocce e mentre transiti a zig zag tra asfalto, sterrato e rocce sopra di te vedi le ruspe che stanno scavando e rompendo la montagna e nel frattempo i montenegrini fregandosene di tutto e tutti corrono e sorpassano dappertutto.

Dopo oltre un’ora l’odissea termina ed arriviamo sopra il fiordo…..

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ma non si vede nulla l’aria calda e umida nasconde praticamente tutto, non ci resta che affrontare i “cinquanta” tornanti e arrivare finalmente al nostro alloggio, dove siamo accolti con una fresca birra quello che ci voleva dopo una giornata impegnativa, che si concluderà con una ottima cena in un ristorantino ubicato in un antico palazzo di pescatori veneziani affacciato sul fiordo dove ci troviamo molto bene e ci ritorneremo nei giorni successivi.

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Le alte temperature trovate e previste, il fatto che non vogliamo più passare per quella strada e che comunque le altre strade sono quel che sono ci porta a rivedere i nostri programmi decidiamo di rinunciare ad andare al nord a visitare il parco del Durmitur.

Dopo una giornata di relax al mare,

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nel pomeriggio andiamo a visitare Kotor (Cattaro) città di che si specchia nelle Bocche di Cattaro, un’articolata serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e ricordano vagamente, per la loro forma frastagliata, i fiordi norvegesi.

La vecchia città circondata da massicce mura è inserita tra i Patrimoni dell’umanità protetti dall’UNESCO.p113076920170811_153251

Al suo interno sono conservati numerosi palazzi di origine veneziana e varie chiese di diverse religioni tra queste c’è la cattedrale di San Trifone (Katedrala Svetog Tripuna).

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Costruita nel 1166, 326 anni prima della scoperta di America, 69 anni prima della costruzione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi e 460 anni prima della costruzione della Basilica di San Pietro.

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Mentre osserviamo la cattedrale, un normalissimo signore ci chiede gentilmente se possiamo fargli una foto e ci ritroviamo a scambiare quattro piacevoli chiacchiere davanti ad una fresca bibita con un Mastro Organaro di Belgrado che assieme al figlio progetta e restaura gli organi nelle chiese ed ha lavorato in ogni parte del mondo.

Il giorno successivo andiamo verso il mare, vorremmo vedere la Grotta Azzurra (Plava špilja). Passando per varie strade e stradine

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raggiungiamo la località di Zanjice, dalla cui spiaggia partono delle barche che portano i turisti a fare il bagno nella grotta in cui il mare crea un effetto di color blu fantastico e così faremo pure noi.

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Al rientro con 8€ ci prendiamo ombrellone e lettini e passiamo la giornata in riva al mare a fare snorkeling. Danica nelle sue lunghe perlustrazioni riuscirà a vedere per ben due volte delle bellissime stelle marine.

Come ci eravamo promessi ritorniamo nell’antica capitale a visitare la città. Per arrivarci percorriamo alcune zone interne che sono state interessate dagli incendi nei giorni precedenti.

Arrivati in città andiamo a visitare il Monastero di Cetinje, appena varchiamo l’ingresso veniamo subito richiamati sul divieto di foto solo per avere in mano le macchine fotografiche. All’interno dovrebbero essere custodite alcune reliquie “particolari” (la mano di S. Giovanni che ha battezzato Gesù e un frammento della croce) ma non c’è nessuna indicazione. Poco prima di uscire veniamo di nuovo redarguiti e accusati di aver fatto foto e di essere senza rispetto del luogo. Questo ci ha fatto incavolare parecchio e viste le accuse abbiamo reso disponibili le fotocamere per visionare le foto, questo ha calmato leggermente gli animi ma non la scortesia dei laici presenti.

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Sulla via del rientro, passando per Budva la capitale del turismo montenegrino,

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ci allunghiamo sino a  Sveti Stefan (Santo Stefano) in origine un piccolo villaggio di pescatori separato dalla terraferma, ora trasformato in un hotel di lusso collegato alla terraferma da uno stretto istmo artificiale e frequentato da teste coronate e illustri star di Hollywood.

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L’ultima tappa montenegrina la dedichiamo alla cittadina di Perasto (Perast), paese affacciato sulle bocche di Cattaro e per quasi 4 secoli anni legato alla Serenissima (si narra che alcune persone parlerebbero ancora l’antico dialetto veneziano).

Davanti a Perast si trovano due isolette, una naturale e privata San Giorgio e l’altra artificiale e visitabile Gospa od Škrpjela (La Madonna dello Scalpello). Il santuario della Madonna dello Scalpello (conosciuto anche come Nostra Signora delle rocce) è l’edificio più grande presente sull’isolotto al cui interno sono conservati numerosi ex-voto.

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Approfittiamo delle numerose imbarcazioni che fanno la spola e arriviamo sulla piccola isola artificiale creata affondando centinaia di vecchie navi cariche di pietre nei pressi di uno scoglio

L’isolotto sarebbe stato creato nel corso dei secoli dai marinai locali dopo che i fratelli Mortešić trovarono il 22 luglio 1452 su quello scoglio un’immagine di una Madonna con bambino: l’icona, portata nella chiesa di San Nicola di Perasto, scomparve durante la notte e venne rinvenuta nuovamente sullo stesso scoglio dello Scalpello. Gli abitanti del posto decisero pertanto di costruirvi un santuario e, al ritorno da ogni viaggio in mare, veniva lanciata una roccia nella baia. L’usanza di lanciare i sassi nel mare sussiste ancora. Annualmente ogni 22 luglio, vi è una ricorrenza chiamata “fašinada” nel locale dialetto, in cui gli abitanti del posto raggiungono lo scoglio al tramonto con le proprie imbarcazioni decorate e legate insieme e lanciano sassi in direzione dell’isola, contribuendo al suo ampliamento e consolidamento

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….segue…

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

Categorie: giri in moto, Viaggi | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

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