pensieri e parole

Fili d’acqua…e fiori inaspettati

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RAMPY PARK.

 

Si sa. Kiosul ed io siamo due persone, come tante, a cui piace fare esperienze sempre nuove.
Nel nostro girovagare in moto, passando attraverso boschi e vallate, spesso ci è capitato di notare quei temerari che si muovevano tra gli alberi passeggiando su cavi ed ammennicoli vari ad un’altezza non da poco, assomigliando una più ad una scimmia che non ad un essere umano….

Ci siamo sempre detti prima o poi lo dovremmo provare, ma certamente non con abbigliamento motociclistico….

Viste le temperature che in questi giorni, surriscaldano la pianura pordenonese, abbiamo deciso di andare a cercare un po’ di fresco in quel di Piancavallo e di provare finalmente un parco avventura, che qui prende il nome di “Rampy park” ed è situato in un meraviglioso e ombreggiato faggeto.

Visto così, da spettatore sembra tutto facile e divertente in effetti divertente lo è, che poi sia anche facile…. possiamo parlarne…..

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Pur non soffrendo di vertigini, i passaggi tra un albero e l’altro non sono per niente facili. Una combinazione di forza ed equilibrio, che alla fine di 3 dei 5 percorsi possibili ti stremano le forze, specie se non si ha una muscolatura ben allenata si corre il rischio di rimanere bloccati a letto il giorno dopo.

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Tuttavia è un’esperienza divertente ed interessane allo stesso tempo. Per cui, se vi sentite un po’ una via di mezzo fra Tarzan ed Indiana Jones , magari dopo una debito allenamento…. fateci un pensierino…
Akinad

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PRIMA (e spero ultima) CADUTA in MOTO

Non so per quale motivo mi ero fatta l’idea che cadere in moto fosse un po’ come fare un incidente in auto. Vedi il pericolo, cerchi di evitarlo, poi magari scivoli o impatti e come nei film vedi al rallentatore quello che ti accade….
Due giorni dopo posso solo dire..”Non era la mia ora”.
Secondo n. 1) Sto osservando il panorama
Secondo n. 2) Sono a terra
Secondo n. 3) Vedo la moto cadere addosso al Kiosul
Secondo n. 4) Sono in piedi
Secondo n. 5) Il Kiosul si alza.
20 secondi di panico in cui non riesco a respirare. L’unica cosa che penso e’: “Siamo vivi”. Alla fine realizzo cosa e’ successo, e che in realtà’ tutto questo e’ avvenuto mentre la moto era ferma. Non ho visto passarmi la vita davanti, non ho avuto nemmeno il tempo di avere paura. Sarebbe stato un attimo….alla fine un po’ ammaccati noi e un po’ la moto risaliamo in sella e continuiamo il viaggio. Ora so che se il mio destino fosse quello di morire in moto, posso risparmiarmi la fatica di preoccuparmi tanto di cosa mi succederebbe, Un secondo e ciao…

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Bellatrix “La vecchia ciabatta”….

Prima che, leggendo il titolo, qualcuno tenti di aprirmi in due il cranio per vedere se è morto anche l’ultimo neurone… voglio specificare che questo piccolo manoscritto in realtà vuole essere una “Ode” e lode alla nostra fedele “Rossa” a due ruote. Quindi niente di offensivo va inteso in quanto seguirà…
Qualcuno di Voi ha mai notato, incontrando un amico, un conoscente o anche semplicemente qualche sconosciuto che si accompagna al proprio animale domestico di quanto alle volte essi si assomiglino nel tratti fisici?? A me e’ capitato di notare somiglianze quasi sbalorditive tra padrone e animale ( o forse meglio dire tra il compagno a due zampe e quello a quattro…). Certe volte la somiglianza è così marcata che sembra quasi che uno dei due o addirittura entrambi abbiamo subito una mutazione genetica per adattarsi l’una all’altro….
A questo punto, magari qualcuno penserà che il mio neurone in realtà non sia mai esistito….
Eppure, quando guardo il Kiosul in sella a Bellatrix io vedo esattamente la stessa cosa. Un tutt’uno che si fonde in una perfetta armonia uomo-moto. L’uno l’estensione dell’altra e viceversa. Se poi andiamo ad analizzare le similitudini tra i due, beh ….ecco che salta l’occhio che entrami sono sù… dai…, diciamolo un po’ datati…?? Ovviamente il passare del tempo lascia inequivocabilmente il suo segno, siano esse le rughe sul volto del uomo, che i graffi o le “scrostature” sulla moto. Eppure con il passare del tempo essi si adattano l’uno all’altra. Entrami diventano solidi, affidabili. La moto segue e asseconda i desideri del suo centauro e l’uomo se ne prende cura con amore e dedizione come fosse parte di se stesso. E più passa il tempo più ci sia abitua a viaggiare insieme. E dopo tanti anni ci si affeziona all’amica di tante avventure, ed e’ a questo punto che la moto diventa come una vecchia ciabatta, nel senso che ci piace, è comoda, e anche se avrebbe bisogno di qualche rattoppo qua e’ la’, è quella che, indossandola, ci fa sentire al meglio, la più confortevole. E quando si avvicina pero’ inesorabile il momento in cui tutto ha una fine …anche la vità della nostra amica, si fa fatica all’idea di dovercene separare. Sappiamo che quel momento prima o poi arriverà, ma fino ad allora continuiamo ad andarcene in giro comodi comodi, incuranti se ai piedi (o sotto il sedere) non abbiamo l’ultimo modello in commercio. Considerando i credo 150.000 Km (e forse più) che il Kiosul ha condiviso con Bellatrix, l’idea che a farci compagnia e da sostegno nel nostro primo vero lungo viaggio insieme, sia la bella “Rossa” sarebbe un’onore per me e credo forse una degna ricompensa per lei prima del suo inevitabile pensionamento. Quindi la speranza è che Bellatrix sappia e possa aspettare con noi il giorno che saremo pronti per farci condurre tra i verdi prati e le alte scogliere della stupenda “Irlanda”.
Per cui anche se nel nostro futuro potrei vedere bene una bella VERSYS 1000 color arancio metallizzato… auguro alla nostra sorella Bellatrix ancora mille e più mille chilometri con in sella il suo fido centauro e la sua affezionata “Zavorra”.

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Salutiamoci!!

Da brava automobilista mi sono sempre chiesta cosa fossero tutti quei sventolii di mani e piedi all’incrociarsi di due moto. E’ pur vero che anche alla guida di una 4 ruote esiste un codice non scritto come quello di segnalare l’eventuale presenza delle forze dell’ordine (Oppppps!!!……. Spero che nessuno di loro mi legga perchè non si deve fare). Una volta capito che non si stanno salutando dei conoscenti rimane comunque la domanda del perchè di tanta socialità.

Finalmente ho avuto la risposta stando in sella alla nostra Bellatrix, non si tratta di un semplice saluto, ma il segno profondo della condivisione di una comune passione.

Ed ora quando non sono intenta a tenermi stretta in sella mi piace unire il mio saluto a quello del mio compagno quando incrociamo degli altri “noi”.

E’ bello quando il saluto viene ricambiato e non nascondo che quando non lo è si prova una strana sensazione di delusione, anche se spesso non è una omissione volontaria.

Quindi, se durante uno dei vostri viaggi, incontrerete due pazzerelloni, in sella ad una moto rossa, che si scapicollano per salutarVi c’è una buona possibilità che si tratti di noi.

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Buon Saluto a Tutti. Lampss

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Io la “zavorra……”

La vestizione è diventata quasi un rito sacro. Il tessuto che ti aderisce alla pelle. La pesantezza delle protezioni. Il paraschiena che ti costringe a stare retta come la via che hai deciso di intraprendere. Mentre ti chiudi il giubbotto ti sembra di essere pronto per andare in guerra.

E poi il mondo si chiude nel tuo casco.

Ti stringi per bene il colletto e infili i tuoi guanti. Senti il rombo del motore e sai che sei pronta a partire. Sali e chiudi la visiera e la mente come per incanto ti si spegne. Non ci sono più problemi, ne pensieri. Non senti più tristezza, ne malinconia. I tuoi sensi si amplificano in un istante. Le immagini ti scorrono davanti veloci.

La memoria è come una pellicola fotografica, sulla quale si imprimono visioni, dettagli, scorci. L’importante è lasciare che sia l’istinto a scegliere cosa catturare e cosa tralasciare. Il tuo corpo è avvolto nella carezza del vento e sei un tutt’uno con l’universo che ti circonda. La serenità si impadronisce della tua anima. La tua vita è nelle mani del centauro alla guida, e la fiducia nella sua guida è come aver fede nel tuo Dio. Confidi nella sua attenzione e prudenza, per poter vivere a pieno l’emozione di un viaggio nello spazio e dentro te stessa. E nel viaggio, la condivisione e la scoperta di luoghi e momenti rende questa esperienza preziosa ed unica. E quando al volgere della sera rientri verso casa, sei una persona più serena e più felice.

Sei diversa. La tua vita si è arricchita di tanti piccoli tasselli, che come in puzzle vanno a riempire un quadro perfetto. Il “Giro in moto” non diventa solo un’occasione di svago, ma finisce col diventare un medicamento contro “la routine” e le difficoltà del vivere quotidiano.

Certo, su due ruote la vita è sempre legata ad un filo molto sottile, ma per chiunque si sia appassionato al viaggiare in moto, il gioco vale la candela….

Grazie Marco per aver acceso quella candela in me!!

passo Giau

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