estemporanee

Perle d’acqua

P1100782

P1100766 P1100768 P1100769P1100790 P1100771 P1100780 P1100783 P1100784

Categorie: estemporanee | Tag: , , , , | Lascia un commento

Maria Plozner Mentil

Maria Plozner Mentil, un nome che forse a molti non dice niente, dire chi sia stata forse potrebbe aiutare?? Proviamoci, Maria, è considerata come “anima” e guida trascinatrice delle Portatrici Carniche.

Forse adesso vi chiederete chi fossero le Portatrici Carniche e allora per rispondervi vi riporto qui sotto è un riassunto preso dal presente sito

Cominciamo con un po’ di storia, siamo in Friuli durante la Grande Guerra, e più precisamente in Carnia.

La Zona Carnia, ove erano dislocati 31 battaglioni, aveva un’importanza strategica nel quadro generale del fronte, in quanto rappresentava l’anello di congiunzione tra le Armate schierate in Cadore alla sinistra, e quelle delle prealpi Giulie e Carso sulla destra. Costituiva quindi un importante difesa delle maggiori direttrici di movimento del nemico: quelle del Passo di Monte Croce Carnico e del Fella.

Anche i piani operativi degli austriaci attribuivano particolare importanza strategica al Passo di Monte Croce Carnico, del Sottosettore dell’Alto But. Realizzando uno sfondamento in questa zona, il loro esercito avrebbe avuto via libera nelle valli del But e del Chiarsò.

La forza media presente nella zona si aggirava intorno ai 10-12 mila uomini. I soldati, per vivere e combattere nelle migliori condizioni di efficienza materiale e morale, avevano bisogno giornalmente di vettovaglie, munizioni, medicinali e materiali per rinforzare le postazioni, e attrezzi vari. I magazzini e i depositi militari, dislocati in fondovalle, non avevano collegamento con la linea del fronte, non esistendoci rotabili che consentissero il transito di carri a traino animale o di automezzi. La guerra si faceva sulle montagne e i rifornimenti ai reparti schierati dovevano essere portati a spalla. La situazione venutasi a creare con i feroci combattimenti, non permetteva che venissero sottratti i soldati dalle linee per adibirli a questo servizio. Ecco quindi che il Comando Logistico della Zona e quello del Genio, chiesero aiuto alla popolazione. Ma a chi?

Gli uomini validi erano tutti alle armi, nelle case solo donne, anziani e bambini.

Le donne di Paluzza e di tutta la zona carnica avvertirono la gravità della situazione, ed aderirono subito all’invito drammatico a mettersi a disposizione dei Comandi Militari per trasportare a spalla quanto occorreva agli uomini della prima linea

“Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan” ,

“Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame”.

Furono dotate di un apposito bracciale rosso con stampato il numero del reparto da cui dipendevano. Il carico dei rifornimenti da portare alle prime linee, sui 30 – 40 kg e anche più. 01-Manichino-di-una-Portatrice-carnica-al-Museo-di-Timau

L’età variava da quindici a sessant’anni, e nelle emergenze, venivano affiancate anche da vecchi e bambini. Se necessario, venivano chiamate ad ogni ora del giorno e della notte.

Ricevettero il compenso di una lira e cinquanta centesimi a viaggio, equivalenti a circa 3,50 euro di oggi.

Queste donne avevano ereditato dal loro passato la fatica. Abituate da secoli per l’estrema povertà di queste zone, ad indossare la “gerla” di casa – che mai come in questo caso può rappresentare il simbolo della donna carnica – , ora la mettevano sulle spalle al servizio del Paese in guerra.

Fino ad allora l’avevano a caricata di granturco, fieno, legna, patate e tutto ciò che poteva servire alla casa e alla stalla. In questa situazione invece la gerla era carica di granate, cartucce, viveri e altro materiale.01-gruppodiportatricieroidimenticatidellagrandeguerraincarnia

Venne costituito un vero e proprio Corpo di ausiliarie formato da donne più o meno giovani, della forza pari a quella di un battaglione di circa 1000 soldati.

Con disciplina militare (pur non essendo state militarizzate), partivano a gruppi di 15, 20 senza guide, imponendosi una tabella di marcia. Dopo percorso il fondovalle con la gerla carica, “attaccavano” la montagna dirigendosi a raggiera verso la linea del fronte. I dislivelli da superare andavano da 600 a 1200 metri, quindi con due o quattro ore di marcia in ripida salita.

Arrivavano a destinazione col cuore in gola, stremate dalla disumana fatica, che diventava ancor più pesante d’inverno, quando affondavano nella neve fino alle ginocchia. Scaricavano il materiale, una sosta di pochi minuti per riposare, per portare agli alpini al fronte qualche notizia del paese e magari riconsegnare loro la biancheria fresca di bucato, portata giù a valle, da lavare, nei giorni precedenti.

Si incamminavano poi in discesa, per ritornare a casa, dove c’erano ad aspettarle i bambini, i vecchi, la cura della casa e della stalla.

All’alba del giorno dopo si ricominciava con un nuovo “viaggio”.

Qualche volta, per il ritorno veniva chiesto alle portatrici di trasportare a valle, in barella, i militari feriti o quelli caduti in combattimento. I feriti erano poi avviati agli ospedali da campo, i morti venivano seppelliti nel Cimitero di guerra dopo che le stesse Portatrici avevano scavato la fossa.

01-mariaMaria Plozner nata a Timau nel 1884, viene ricordata come una donna eccezionale. Era benvoluta per la bontà d’animo e lo spirito d’altruismo. Delle portatrici fu riconosciuta “anima” e guida trascinatrice. Sempre in prima fila in ogni circostanza, nei bombardamenti delle artiglierie austriache e quando fischiavano le pallottole, infondeva coraggio alle compagne impaurite e smarrite.

Era mamma di quattro figli in tenera età, e sposa di un combattente sul fronte del Carso.

Il 15 febbraio 1916 venne colpita a morte da un cecchino austriaco, appostato a circa 300 metri, a Malpasso di Pramosio, sopra Timau. Era stata colpita mentre, assieme alla sua inseparabile amica Rosalia di Cleulis, si concedeva un piccolo riposo dopo aver scaricato la gerla da un pesante carico di munizioni. lapide maria

Aveva solo 32 anni e spirò la stessa notte nell’ospedale da campo di Paluzza, assistita da uno zio.

Ebbe un funerale con gli onori militari, alla presenza di tutte le portatrici, e fu seppellita a Paluzza. Successivamente venne trasferita al Tempio Ossario di Timau, vicina ai resti di 1763 caduti sul fronte sovrastante.

In tutto il periodo in cui furono impiegate furono ferite:

Maria Muser Olivotto, Maria Silverio Matiz di Timau e Rosalia Primus di Cleulis.
Maria Plozner Mentil fu invece colpita a morte.

Nel 1997, il Presidente della Repubblica le ha conferito “Motu Proprio”, la medaglia d’oro al valor militare alla memoria quale eroina, e quale ideale rappresentante di tutte le Portatrici.

La Medaglia fu consegnata alla figlia Dorina che aveva seguito le orme della madre. La accompagnava sin da giovanissima trasportando con la gerla i rifornimenti ai soldati in prima linea. Alla morte di Maria Plozner continuò a seguire come portatrice le compagne più anziane e contemporaneamente ad aiutare la nonna nelle faccende di casa e nella cura dei fratellini più piccoli, tra cui l’ultimo di pochi mesi. Fu certamente un periodo durissimo per lei sempre sotto il pericolo dei bombardamenti durante il trasporto alle linee di combattimento e gravata dalla fatica giornaliera. Ma alla fine della guerra le cose non migliorarono, infatti ai pericoli di una così singolare attività come quella delle portatrici, subentrò la miseria essendo venuto a mancare il sostegno del compenso per questo “lavoro”. Non venne infatti concessa alcuna pensione di guerra nè in quel momento, nè in seguito.

Dorina conobbe però anche tempi migliori, si sposò ed ebbe cinque figli.
Un momento di alta commozione lo visse nel 1955 quando la caserma degli alpini di Paluzza
venne intitolata alla madre unica caserma in Italia intitolata ad una donna

P1100297P1100298

e quando nel 1968 finalmente arrivò il riconoscimento al “servizio” reso alla Patria con il conferimento dell’onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto.

Poi nel 1992 quando venne inaugurato a Timau il monumento dedicato alla mamma e a tutte le portatrici carniche. P1100296

P1100294P1100295

Infine il 1 ottobre del 1997, nel giorno del suo novantaduesimo compleanno, dalle mani del Presidente della Repubblica, ricevette la massima decorazione militare:

la medaglia d’oro conferita alla memoria della madre Maria Plozner Mentil.

01-dorina400

Dorina Mentil

Qua sotto la motivazione del conferimento della Medaglia:

“Madre di quattro figli in tenera età e sposa di combattente sul fronte carsico, non esitava ad aderire, con encomiabile spirito patriottico, alla drammatica richiesta rivolta alla popolazione civile per assicurare i rifornimenti ai combattenti in prima linea. Conscia degli immanenti e gravi pericoli del fuoco nemico, Maria PLOZNER MENTIL svolgeva il suo servizio con ferma determinazione e grande spirito di sacrificio ponendosi subito quale sicuro punto di riferimento ed esempio per tutte le “portatrici carniche”, incoraggiate e sostenute dal suo eroico comportamento. Curva sotto il peso della “gerla”, veniva colpita mortalmente da un cecchino austriaco il 15 febbraio 1916, a quota 1619 di Casera Malpasso, nel settore ALTO BUT ed immolava la sua vita per la Patria. Ideale rappresentante delle “portatrici carniche”, tutte esempio di abnegazione, di forza morale, di eroismo, testimoni umili e silenziose di amore di Patria. Il popolo italiano Le ricorda con profonda ammirata riconoscenza.”

Categorie: estemporanee, giri in moto | Tag: , , , , , , , | 1 commento

La storia di un ginocchio sbucciato

Ecco!! Tutti subito a pensare ad una regressione infantile…. vero?? E invece no. È vero che sabato scorso, dopo aver consegnato mia figlia al campo ANA a Musi, il Kiosul mi proponeva di andare a prendere un po’ di sole in riva al lago del Predil…. Come dire di no ad un’offerta tanto allettante (visto e considerato che il Kiosul odia prendere il sole, e quindi in realtà stava facendo uno sforzo per la sottoscritta..)??. Tuttavia…., una cosa è prendere il sole in riva al mare in Sardegna dopo esserti fatta un’oretta di snorkeling, ed un conto è stare ferma a trasudare acqua da tutti i pori su di un prato… Dopo aver deciso che non sono il tipo “Lucertola” o quello “Voglio assomigliare a tutti i costi a un marocchino” (con tutto il rispetto per i marocchini..) gli offro la possibilità di fare come allenamento il giro dell’intero lago…. Si si lo so che vi state chiedendo cosa centra tutto questo racconto con il mototurismo, abbiate un po’ di pazienza e lo capirete. Ritornando a noi… armati solo dei nostri sandali da passeggio, costume e io di un paio di pantaloni di cotone per i tratti in cui avremmo camminato in strada (quindi presi più per pudore che per prudenza) ci avviamo a fare la nostra bella passeggiata. La prima ora trascorre abbastanza tranquilla. La salita sul crinale della collina è un po impegnativa, ma piano piano ce la facciamo. Al momento di immetterci sulla strada decido, giustamente, di indossare i pantaloni, per evitare visioni imbarazzanti… E poco dopo ecco… !! Sbam!! Una banale scivolata dal ciglio della strada verso il guardrail e mi ritrovo sul ginocchio destro… Risultato? Una bella graffiata alla gamba sinistra che si trasformerà in un bel ematoma il giorno dopo…. Il sandalo semidistrutto. Un bel buco nei pantaloni a livello ginocchio della gamba destra che rivelerà una profonda grattugiata dello stesso. Niente di che… solo una bella ferita da grattata d’asfalto che mi brucerà fino all’arrivo, dovo la risciacquo con acqua facendo scorrere il sangue per evitare possibili infezioni. Embè direte voi….? A noi cosa ce ne frega…. ? Del mio ginocchio probabilmente niente…, ma quando mi sono rialzata tutta dolorante, a me sono venuti in mente tutti quelli vedo in moto …. Come sapete…non è da molto che mi capita di viaggiare al seguito del Kiosul, ma secondo me…. Io li ho visti tutti…. Dal tipo con gli infradito sulla moto stradale… A quella fighissima col casco firmato che gira in shorts e maglietta attillatissima tipo Noemi Campbell, e chi ne più ne metta… Mi manca, credo, solo il tipo alla “Superpippo” ovvero quello che viaggia solo in calzamaglia…e non so per quale motivo, ma ogni volta che ne vedo uno… lo vedo già nel reparto grandi ustionati, se non sotto una lapide… Direte….”Mamma mia che esagerata”… Può darsi.. Siamo d’accordo che se fai un’incidente a 200 all’ora (anche a meno se per questo…) puoi indossare la maglietta dell’ape Maia e le ballerine, o essere bardato come un X-Men che tanto ti salvi solo con un miracolo. Ma se invece ti capita solo una stupidissima scivolata??? Hai presente lasciarci non la pelle, ma tutti gli strati del derma, la carne e magari anche un po’ di osso…? Se avessi l’età ed il fisico, anche con 80 gradi all’ombra (e soffro anche di pressione bassa) dovessi decidere di fare la sfilata in moto per mostrare tutto lo scibbbbbbile….probabilmente opterei per una di quelle tutine in pelle stile “EMMA PEEL” (per chi sa chi sia…) emma-peel-03

oppure per quelle meno datate… una tuta …(sempre rigorosamente in pelle) stile vampiro “SELENE”,

selenemagari suderei come già faccio dentro la mia bardatura estiva (che di estivo…, diciamocelo, tra protezioni e doppi strati ha proprio poco…). Tuttavia se devo scegliere tra un soggiorno al reparto di rianimazione, o anche solo l’idea di mettermi sotto morfina dopo un banale incidente… preferisco senza ombra di dubbio una bella sauna, tanto più che tra le altre cose mi fa spurgare anche tutte le tossine che ho in corpo…. Comunque era solo per dire… ognuno pensi alla pellaccia propria…

bardatura

Categorie: estemporanee | Tag: , , , , , , | 2 commenti

Sardegna mia…..

In viaggio verso il paradiso

come sole nasce un sorriso

acqua fresca e cielo celeste

il dolce caldo che ci investe.

Si è sempre felici con la famiglia,

il mondo è solo una biglia

che gira e ruota tra sabbia e sassi

tra dune, stagni, rocce e massi.

I fenicotteri che volano lontano

si allontanano dal triste mondo umano.

Nel mare scopriamo pesci multicolori

e qualche medusa che procura dolori.

Tra mirto, limoncello e vermentino

che c’è di meglio di “Cupettone e bruschettino”?

Ahimè un maialino cotto nel forno a legna,

anche questa è la mia terra… è la mia Sardegna.

Danica Rupolo

Categorie: estemporanee, Viaggi | Tag: , , , | Lascia un commento

Piancavallo – La Via delle Malghe

P1090697 DSCN4095 P1090668 P1090686 P1090689P1090687Ci sono giorni in cui, pur non mancando la voglia di viaggiare e di scoprire nuovi luoghi, vi sia la necessità di spostarsi in modo alternativo alla moto.

La passione per la montagna può, e noi crediamo anche debba, essere vissuta anche a piedi.

Il Kiosul è un “esperto” montanaro amante delle escursioni anche piuttosto impegnative. Il suo momentaneo blocco è dovuto anche al fatto di aver incontrato una come me….che come prima (e causa schock anche ultima) “scampagnata” ha fatto su e giù per il rifugio “Semenza” e vallone retrostante in due giorni, finendo in ospedale il giorno dopo. Da allora per me, il mare, era, ed è, e sarà sempre il mio elemento primario. Tuttavia il fascino che le vedute dall’alto possono suscitare sono senza prezzo, per cui la decisione di iniziare piano piano un percorso che spero ci porterà su vette ben più allettanti, è partita questa volta dal Piancavallo e dalla passeggiata delle Malghe. In poco più di 4 ore (vero record per la scrivente…) abbiamo avuto modo di passeggiare attraverso boschi e vallate in una giornata fortunatamente ( e non) troppo soleggiata.

Lasciamo l’auto nelle vicinanze delle ultime case di Piancavallo e qui seguendo le indicazioni imbocchiamo il sentiero per la passeggiata delle malghe. Il percorso inizia con una leggera salita attraversando un rado bosco di faggi, superata una radura seguendo il segnavia raggiungiamo la sella tra il colle delle lastre e il col spizzat dalla quale purtroppo non ci è possibile godere il bel panorama ai nostri piedi a causa del passaggio delle nuvole. Proseguiamo lungo il sentiero sino ad arrivare alla prima malga “casera caseratte”.

P1090680DSCN4097 P1090667P1090694  P1090671

A questo punto lasciamo la via delle malghe e con il sentiero CAI costeggiamo il col spizzat sino ad incrociare una comoda e larga strada che ben presto ci porta alla “casera di valfredda”. Da qui proseguendo sulla via del rientro incontreremo la “casera del Medico” dove il rumore dei nostri passi farà allontanare velocemente una giovane coppia di caprioli che si stava dissetando nel vicino abbeveratoio.

Da qui in poi riprendiamo il percorso originario che ci porta ad radura con una piccola pozza d’acqua dove cerchiamo di prestare infruttuoso soccorso ad un uccellino ferito che nonostante vari non riusciamo a “catturare”.

DSCN4099

Passata casera Collalt (l’ultima del giro) ci incamminiamo verso Piancavallo lungo uno comoda mulattiera che ci riporterà stanchi ma appagati verso la nostra auto.

Non nego che come inizio, la stanchezza si è fatta sentire, ma la voglia di proseguire (speriamo presto) su altri sentieri c’è tutta.

Scritto da Akinad – Rivisto da Kiosul

Categorie: estemporanee | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Un regalo speciale

 

Dopo aver bistrattato nel mio ultimo articolo (leggi la vecchia ciabatta) il povero Kiosul e la nostra “Bellatrix”, ho voluto fare ad entrambi un regalo speciale. In occasione del compleanno di Marco quindi è stato deciso che per il bene di tutti avremmo provveduto a dotare “la Rossa” di una sella nuova. Il Kiosul ha scelto il modello, tessuto e sagomatura. La sella alla fine è stata realizzata dalla selleria-tappezzeria “Basso” di Manzano (www.tappezzeriabasso.com)

Testata nel nostro primo viaggio di 3 giorni in Slovenia, il risultato è stato più che positivo. La sella risulta essere molto più comoda di quella precedente. Il tessuto antiscivolo funziona molto bene. La sella è stata leggermente rialzata, e la parte del passeggero è stata variata nella inclinazione modifica che si è dimostrata di notevole aiuto nella postura.

Unico piccolo neo…forse, essendo leggermente più alta grazie all’inserimento di una sezione in gel ammortizzante, l’aria che arriva al guidatore risulta essere un po’ più fastidiosa (rialzo cupolino in vista…? 😉  ) ma il comfort di guida compensa di gran lunga questo piccolo inconveniente.

Un grazie quindi al Signor Basso ed al suo staff per l’ottima realizzazione ad un prezzo più che conveniente.

20150502_160029

vecchia sella

20150502_160143

la NUOVA sella

20150502_160216

sella nuova

basso_loghi_home

Categorie: estemporanee | Tag: , , , , | 2 commenti

Un giornata alla corte di REfosco di Faedis

alla_corte_di_refosco_di_faedisQuando ci troviamo ad avere al seguito uno o entrambi i ragazzi ci piace trovare eventi culturali interessanti e che possibilmente ci portino ad avvicinarci alla natura ed alla storia della nostra Regione.

Questa settimana l’occasione ci è sta fornita dall’associazione culturale per la promozione del Refosco di Faedis, con una visita guidata ad uno dei più vasti ed antichi vigneti del Friuli. A parte il solito ritardo tipicamente italiano. Il professor Petrussi ci ha introdotti alla visita con un excursus molto interessante sulla vita rurale dei nostri antenati. La dedizione con cui i nostri anziani si dedicavano alla terra e’ visibile da come a tutt’oggi queste viti siano ancora estremamente produttive. Una cultura fatta di amore per la terra, per le sue creature viventi e naturalmente di santa pazienza e duro lavoro. Ed in cerchio perfetto le culture e gli allevamenti si nutrivano le une agli altri.

Una camminata attraverso filari in cui un ovviamente solo un esperto è in grado di contraddistinguere, solo con uno sguardo, le oltre 20 varietà di viti presenti, tra cui il refosco di Faedis, quello dal peduncolo rosso, refoscone, cabernet, verduzzo giallo e verde, corbeau noir (corvo nero), acadine, spaccabotti, inoltre sono presenti anche dei vitigni unici di cui si è persa ogni traccia di storia e il cui nome è stato inventato come il nigrut, inoltre la passeggiata ci ha permesso di ammirare le antiche tecniche di “coltivazione” e potatura delle viti.

Decidiamo di terminare questo ritorno alle origini con un assaggio (presso alcune cantine del luogo) del famoso Refosco di Faedis accompagnato da deliziosi stuzzichini a base di pane fatto in casa e da affettati freschi. La mattinata non potrebbe terminare se non con una buona mangiata di carne presso un locale ristorante.

http://www.refoscodifaedis.it/index.php

http://www.prolocofaedis.it/alla_corte_di_refosco_di_faedis.html

IMG-20150422-WA0015b

Antica tecnica di coltivazione: Il tronco della vite non viene tagliato ma “allungato” verso il basso e da questo vengono “alzati” i tralci…questa vite ne ha ben 12

IMG-20150422-WA0022

altro gruppo di viti…tutte originate da una singola pianta

IMG-20150422-WA0005

trova l’intruso??

IMG-20150422-WA0010 IMG-20150422-WA0003 IMG-20150422-WA0011   logo-refosco-faedis

Categorie: estemporanee | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

un venerdì poco santo

finalmente, dopo alcuni mesi riusciamo ad organizzare una visita alla tanto discussa “mostra dei cadaveri” alias ” Real bodies” a Jesolo Lido.

A sorpresa scopriamo che oltre le audio guide gratuite, e possibile fare un biglietto cumulativo che permette di visitare anche il “Tropicarium Park” posto difronte.

La giornata è splendida, soleggiata ma fresca, pazientemente, ahimè, siamo costretti ad attendere circa 40 minuti prima di poter accedere ai misteri dei corpi umani.

La mostra si rivela sin dalla prima sala molto interessante, i corpi polimerizzati permettono un visione dettagliata ed accurata della complessità del corpo umano, dei suoi molteplici organi e delle funzioni che essi svolgono.

Particolarmente entusiasmante è il processo mediante il quale è stato possibile poter isolare la rete venosa, arteriosa e capillare dal resto del corpo. Senza scendere nei dettagli che sarebbe difficile spiegare, in parole povere viene iniettato un polimero plastico che sostituisce tutto il sangue sino nei capillari e poi quando è solidificato tutto il resto del corpo viene “sciolto” e resta solo la rete sanguinosa.

Purtroppo all’interno della struttura era vietato effettuare qualsiasi tipo di fotografia e ripresa, per avere una maggiore chiarezza di quanto abbiamo visto potete dare un’occhiata al sito.

Dopo aver ottimamente pranzato in una carinissima trattoria “la tavernetta” posta poco distante, siamo andati a fare visita al Tropicarium Park suddiviso in tre sezioni.

Nella prima abbiamo potuto ammirare degli splenditi esemplari di Predatori, squali, caimani, coccodrilli…

Successivamente abbiamo ammirato una serie di vasche con pesci di varia provenienza, oltre a meduse e murene..

L’ultima sezione, quella più grande, era dedicata ad una moltitudine diversificata di animali tropicali tra i quali tartarughe, scimmie, farfalle, gechi, serpenti, rospi e rane velenosi e chi ne ha più ne metta.

Purtroppo le foto non sono venute molto bene visto l’ambiente chiuso e la presenza di vasche e barriere protettive.DSCN3548 DSCN3553 DSCN3561 DSCN3515 DSCN3506 DSCN3499 DSCN3494 DSCN3461 DSCN3450 DSCN3441 DSCN3430

Categorie: estemporanee | Tag: , , , | 2 commenti

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

È casa o mondo?

Sentirsi a casa in tutto il mondo

Il blog di Carmen Vurchio

GIORNALISTA E SCRITTRICE

I Viaggi in moto di Madzilla e Madzillina

Il più bel viaggio in moto? Il prossimo. --- DUE PAROLE? CLICCATE QUI A DESTRA --->

Life at first sight

"Non si può apprendere molto e sentirsi anche a proprio agio. Non si può apprendere molto e permettere a chiunque altro di sentirsi a proprio agio."