Otto o quasi otto……

  • Otto o quasi otto come la forma del percorso del nostro giro

percorso

  • Otto o quasi otto come il numero dei passi attraversati:
    1. Passo La Crosetta – accesso all’Altopiano del cansiglio
    2. Passo Sant’Antonio – tra Auronzo del Cadore e Padola
    3. Passo Monte Croce Comelico – Tra Padola e Sesto
    4. Passo Tre Croci – tra Misurina e Cortina d’Ampezzo
    5. Passo del Giau – Tra Cortina d’Ampezzo e Selva di Cadore
    6. Passo Staulanza – Tra Selva di Cadore e Forno di Zoldo
    7. Passo Sant’Osvaldo – Tra Erto e Cimolais

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  • Otto o quasi otto come i Laghi visti:
    1. Lago di Santa Croce
    2. Lago di Cadore
    3. Lago di Auronzo
    4. Lago di Dobbiaco
    5. Lago di Landro
    6. Lago di Misurina
    7. Lago di Pontesei
    8. Lago di Barcis

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  • Otto o quasi otto come le ottomila curve, tornanti,…forse non saranno state proprio ottomila ma certamente sono state moltissime, divertentissime…

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  • Otto o quasi otto come i chilometri di rettilineo….

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  • Otto o quasi otto come l’orario di partenza
  • Otto o quasi otto come l’ora del ritorno a casa
  • Otto o quasi otto come le ore di moto fatte a zonzo Tra Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige
  • Otto o quasi otto come la temperatura minima trovata in giornata
  • Otto o quasi otto come il simbolo dell’infinito come infinito è stato il puro godimento provato durante questa meravigliosa giornata…..
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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – Sulla via del Rientro

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa– MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa– Bosnia-Erzegovina

quinta tappa – Sarajevo

sesta tappa

Lasciamo Sarajevo e puntiamo verso casa, la vacanza, sta giungendo al termine. Attraversiamo la Bosnia da ovest a est.

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La strada scorre lungo dolci colline, attraversa vari paesini in cui convivono minareti e campanili, costeggia fiumi e parchi sino ad arrivare a Bihac ultima città “mussulmana” prima della Croazia.

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Città di confine ora come in passato tra l’impero Ottomano e quello Austro-Ungarico. La sua vita ruota attorno al fiume Una che la attraversa, caffè e ristoranti si affacciano sulle sue verdi rive.

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Una cena sulla riva del fiume è il luogo giusto per brindare alla vacanza.

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Ed eccoci all’ultima tappa, forse quella più lunga, sabato da bollino nero, decidiamo di evitare la costa e i confini (Croazia Slovenia) più frequentati. Primo assaggio di coda al valico per entrare in Croazia ma l’apertura di una seconda corsia ci agevola e in breve siamo alla ricerca di Zeljava, la base aerea segreta voluta dal Maresciallo Tito. Costruita in totale segretezza tra il 1957 e il 1965 e costata ben 6 miliardi di dollari, fu all’epoca, la base militare con il terzo aeroporto più grande d’Europa.

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Quasi interamente sotterranea e composta da lunghi tunnel per un totale di circa 3,5 km, questa base aveva quattro ingressi/uscite dalle quali gli aerei potevano accedere direttamente alle piste.

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Fu costruita per poterci ospitare al suo interno ben 1000 soldati, 200 piloti e oltre 500 meccanici con riserve di cibo, corrente elettrica fornita da generatori, carburante e una propria fonte d’acqua per un fabbisogno di circa 30 giorni senza alcun tipo di rifornimento esterno.

Lungo la strada zero indicazioni, però lo studio delle cartine e il navigatore ci aiutato e ci ritroviamo a quello che doveva essere uno degli ingressi, che superiamo e arriviamo su quelli che erano vecchi raccordi tra le piste e gli hangar sotto la montagna. Il tempo di qualche foto, di qualche breve perlustrazione e un cartello ci riporta in mente i vari avvertimenti trovati durante le ricerche

MAI lasciare la strada asfaltata, poiché tutto il territorio circostante è ancora oggi cosparso di mine e ordigni inesplosi.

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Con la moto percorriamo un breve tratto di pista, facendo molta attenzione perché siamo molto a ridosso del confine, poi ritorniamo sui nostri passi sino all’ingresso dove c’è un vecchio DC 3 DAKOTA con insegne della Jugoslavia

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Il tempo è tiranno, non sappiamo che ci aspetta lungo la strada è meglio ripartire.

Faremo la strada fatta qualche mese fa con Bellatrix nel nostro ultimo viaggio assieme.

Arrivati a Rijeka saliamo, accompagnati da una leggera pioggerellina, al passo di Vela Učka per poi dirigersi verso Buzet (Pinguente) e da qui saliamo verso un valico secondario solitamente scarsamente frequentato, in questa occasione troviamo alcune auto e moto ma tempo una decina di minuti e siamo in Slovenia, saliamo a Kozina sosta relax e carburante e poi superato il valico di Pesek siamo in Italia, un breve tratto di tangenziale e poi di nuovo strade secondarie sino a casa.

Alla fine saranno 3500 km.

Piccola considerazione finale

Le prenotazioni le abbiamo fatte, quasi tutte in anticipo, usando booking.com con pagamento sul posto, pensando che si potesse utilizzare la carta di credito usata come garanzia, ed invece quasi tutti hanno voluto pagamento in contanti e spesso in €uro. Inoltre alcune volte anche i ristoranti e negozi commerciali non accettavano la carta di credito. Questa necessità di valuta ci porterà a scoprire che i prelievi ai sportelli ATM (bancomat) all’estero come in Italia hanno sia delle commissioni sia dei limiti giornalieri e mensili, limiti che verso gli ultimi giorni ci imporranno di fare delle scelte oculate sulle spese da fare.

Distributori e Carburante

In alcuni casi il navigatore è risultato molto utile nel fornire la posizione e la distanza dei distributori specialmente in Croazia che non sono molto diffusi specialmente fuori dai centri abitati, comunque non abbiamo mai avuto criticità anche grazie al fatto che la Versys con un pieno percorre oltre 400km. In quasi tutti i distributori abbiamo trovato benzina a 98 e alcuni casi anche 100 ottani con prezzi tra 1€ e 1,3€.

 

Alloggi e Ristoranti

Croazia

Konoba Pansion Sidro – Jakišnica, Lun Isola Pag – SITO

Guesthouse Victoria – Dubrovinik

Ristorante 360 – Dubrovinik – SITO

Montenegro

Guest house Tomcuk – Kotor

Ristorante Pirun&Ozica, Kotor – SITO

Konoba markovi konaci Danilovgrad

Bosnia-Erzegovina (BiH)

Pansion Rose – Mostar, SITO

Rafting Centro Drina – Foča, Republika Srpska SITO

Isa begov hamam hotel, Sarajevo – SITO

B&B villa Una, Bihac – SITO

Ristorante Birreria PIVNICA HS Sarajevska pivara Sarajevo – SITO

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – Sarajevo

Prima Tappa– CROAZIA: Pag e Zadar

seconda Tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa – MONTENEGRO Crna Gora

quarta Tappa – Bosnia-Erzegovina

Quinta Tappa

Eccoci a Sarajevo dove trascorreremo i prossimi tre giorni.

Siamo nella capitale della Bosnia ed Erzegovina, città dove l’oriente e l’occidente si incontrano, la città delle quattro religioni. Città sede delle olimpiadi invernali nel 1984 e conosciuta in tutto il mondo per l’assedio di Sarajevo (1992 – 1996)

L’assedio di Sarajevo, è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.

Vide scontrarsi le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia, contro l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Si stima che durante l’assedio le vittime siano state più di 12.000 (oltre 1500 bambini), i feriti oltre 50.000, l’85% dei quali tra i civili. A causa dell’elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si ridusse del 64%   https://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Sarajevo

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Abbiamo scelto di alloggiare poco lontano del centro storico, la Bascarsija, un complesso dedalo di vie e piazze dove si trovano i monumenti più importanti della capitale e innumerevoli locali tipici dove prendersi una pausa ammirando minareti e campanili gustando degli ottimi piatti o sorseggiando un gustoso e caratteristico caffè bosniaco. Qui passeremo le nostre giornate a peregrinare per le stradine camminando sulle strade dell’assedio, dove le bombe e i colpi di mortaio hanno lasciato il loro segno, ancora ben visibili ma sconosciuti a molti e da tanti forse già dimenticati.

Questi segni sono chiamati “rose di Sarajevo”, quelle ricoperte di resina rossa sono quelle che ricordano che in quel luogo hanno perso la vita una o più persone.

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Abbiamo visitato la Moschea di Gazi Husrev Beg, costruita nel 1531, considerato uno dei più importanti esempi di architettura islamica della Bosnia-Erzegovina e dell’ex impero Ottomano. La moschea è famosa per la bellezza della sua cupola centrale e le cupole laterali, più piccole. All’interno della moschea si trovano la fontana, la scuola musulmana, la sala per il lavaggio e le stanze per la preghiera. Sulla piazza antistante domina il minareto, alto circa 45 metri.

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Difronte, invece, troviamo la Torre dell’Orologio non solo una delle torri più alte in tutta la Bosnia-Erzegovina, ma probabilmente è l’unica torre dell’orologio al mondo che segni il tempo lunare

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Inizialmente da un primo sguardo sembra che sia rotta e che batta le ore a caso senza senso, anche se segna le 12 al tramonto, l’orologio della torre non è rotto; il fatto è che non segna le “normali” ore solari. La torre dell’orologio, che quelli del posto scherzosamente chiamano ”Little Ben”, è stata costruita vicino alla moschea per indicare ai fedeli musulmani le ore delle preghiere (che ritualmente sono cinque). Il macchinario dell’orologio infatti non segue il tempo standard, ma segna invece il tempo in base al movimento del sole e della luna in modo che la gente del posto possa conoscere il tempo giusto per la preghiera.

Per visitare le moschee ci sono delle regole che sono riassunte in alcuni cartelli

La Cattedrale di Sarajevo, consacrata al Sacro Cuore di Cristo e sede della Diocesi cattolica in Bosnia, è uno dei simboli della città. Nonostante sia stata danneggiata durante la guerra, la cattedrale vanta un meraviglioso rosone decorato, preziose vetrate, che a causa del divieto non possiamo fotografare dall’interno.

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Sul piazzale della chiesa vedremo la prima “rosa di Sarajevo” ricoperta di resina rossa, segno e ricordo a nostro parere poco rispettato.

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Altra religione, altro edificio. La , costruita nel 1868 una delle più grandi chiese dei Balcani. La chiesa, è riconoscibile per le sue cinque grandi cupole e per gli interni maestosamente decorati. Davanti all’entrata si trova un meraviglioso campanile dorato.p1140215

E per finire nella Bascarsija si trova anche la vecchia sinagoga ebraica

Sempre in zona troviamo altri importanti edifici:

La Biblioteca Nazionale, la Vijećnica, come veniva chiamata la biblioteca nazionale, è il simbolo della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina. Custodiva, prima della guerra, un milione e mezzo di libri, tra i quali 155.000 esemplari rari e preziosi e 478 manoscritti. Il 25 agosto 1992, poco dopo la mezzanotte, i nazionalisti serbi la bombardarono dalle colline intorno alla città, i bombardamenti continuarono per tre giorni consecutivi. La precisione dei lanci non lasciava dubbio che il bersaglio fosse proprio la Vijećnica. Il fuoco dei cecchini colpiva i vigili del fuoco, i coraggiosi bibliotecari e i volontari che avevano formato una catena umana cercando di salvare i libri.

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Il Ponte Latino entrato nella storia per l’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando, che scatenò l’inizio della Prima Guerra mondiale.

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la Fontana Sebilj considerata il simbolo della città da qui parte la strada Ferhadija, una lunga strada pedonale che ancora conserva parte dell’eredità austro-ungarica.

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Il Birrificio di Sarajevo, la Sarajevska Pivara, fondato nel 1864 e da allora sempre in funzione non smise di funzionare, in un certo senso, nemmeno durante il conflitto e l’assedio della città perché era l’unico posto in cui ci si poteva rifornire di acqua potabile grazie alla sorgente sotto l’edificio, la stessa usata per fare la birra. La gente attraversava la città con quante più taniche poteva, rischiando ogni volta la vita perché per arrivare al birrificio bisognava passare in alcune delle vie più pericolose della città, esposte alla vista dei cecchini.

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Per cercare di conoscere ancor meglio la storia dell’assedio ci rechiamo nei pressi dell’aeroporto per visitare quel che rimane del Tunnel di Sarajevo costruito dagli abitanti della città durante l’assedio serbo che isolò completamente la città. Fu grazie a questo passaggio di 800 metri sotto l’aeroporto che la città poté essere rifornita di informazioni, cibo e naturalmente armi.

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del tunnel ne è rimasto un tratto di poche decine di metri, che si può percorrere. La casa dove iniziava il tunnel è rimasta semi-distrutta, come ai tempi della guerra, eterno monumento all’orrore della guerra, ma anche alla tenacia di chi resistette.

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Con una passeggiata notturna interrotta da un breve ma molto utile temporale si conclude la tappa e la vacanza,

da domani si prende la via del rientro.

sesta tappa – Sulla via del Rientro

 

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – Bosnia-Erzegovina

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa– CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza parte – MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa

Partiamo la mattina presto, costeggiamo il fiordo sino al suo sbocco sul mare

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e da qui iniziamo a salire verso il confine, il valico è vicino ma prima c’è da pagare un pedaggio non sappiamo per cosa, probabilmente per la strada e la galleria appena percorsa. Meno di un chilometro e siamo in coda ci vorrà oltre un’ora per lasciare il Montenegro e scendere verso Trebinje dove siamo passati qualche giorno fa ma questa volta prendiamo direzione nord e dopo poco facciamo una sosta per visitare il Tvrdoš Monastery un interessante monastero ortodosso in fase di ristrutturazione con dei bellissimi affreschi che una gentile signora (suora, laica BOH???) ci permette di fotografare però massimo 3-4 foto sempre meglio di quei maleducati del monastero di Cetinje.

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Ripartiamo lungo la strada M6 che risulterà più che una piacevole scoperta, è una di quelle strade che non ti aspetti ma che poi non vorresti ma che finisse, il nastro di asfalto scorre sul fianco montuoso appena sopra una larga vallata ricca di vigneti, una curva segue l’altra che precede la successiva per chilometri e chilometri attraversando piccoli borghi, la strada sale, scollina aprendo la vista su fantastici panorami che cambiano continuamente e poi ridiscende altra vallata e altre curve.

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Dopo esserci estasiati di curve arriviamo a Medjugorje visitiamo la chiesa e saliamo sulla collina.

 

 

Il viaggio di oggi termina a Mostar alloggiamo alla “Pansion Rose”  nonostante siamo sulla strada principale la stanza è tranquilla e silenziosa, dalla finestra vediamo i tetti delle case e i minareti. Quattro chiacchiere con la signora che ci suggerisce cosa vedere e ci ricorda che anche qui si paga solo in contanti €uro o BAM (valuta locale marco convertibile). Il tempo di una doccia, e usciamo per visitare la città, il suo famosissimo ponte e il centro storico.

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Molte guide consigliano di visitare la città la sera quando la folla di turisti se né andata, beh credo che tutti abbiamo letto gli stessi consigli perché il centro storico è una bolgia assurda per fortuna alloggiamo in una zona tranquilla.

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Partiamo da Mostar e facciamo subito sosta a Blagaj. Una vecchia cittadella turco ottomana, il edificio più conosciuto è il Tekija. Si tratta di un monastero derviscio costruito nel 1520 considerato monumento nazionale.

Per accedervi occorre percorrere il corso del Buna, fino a ritrovarsi al cancello di ingresso, infatti il monastero è costruito alla parete montuosa, ai cui piedi da una grotta carsica nasce il fiume Buna.

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Superato l’ingresso dopo aver attraversato un piccolo bazar, si entra in un cortile aperto sul fiume, nel quale si può prendere un ottimo caffè bosniaco godendo della splendida vista, continuando si accede al vero e proprio monastero visitabile senza scarpe e con abbigliamento adeguato.

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Terminata la visita prendiamo la strada M6.1 che scorre parallela alla M6, anche questa sarà una piacevole scoperta, qui ci divertiremo a dondolare tra boschi e prati, a scavalcare dolci colline per scendere in piccole vallate, il tutto sino alla periferia di Gacko dove la strada passa accanto ad una grossa centrale elettrica, la presenza di divieto di foto e la tipologia la fa assomigliare ad una centrale nucleare ma come scopriremo in seguito così non è si tratta della più importante centrale serba ed è alimentata a lignite che viene estratta, da quella che secondo noi era una cava ed invece è una miniera a cielo aperto che si trova alla sue spalle.

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A Gacko, faremo il nostro primo ed unico errore gastronomico, infatti dopo una breve ricerca ci fermiamo in un locale lungo la strada, dove il cameriere che parla solo bosniaco ci porge un menù dove l’unico piatto presente è PIZZA, la fame e la paura di non trovare altri locali sino al prossimo paese ci “costringe” ad ordinare due pizze… una pessima pessima scelta…anche perché successivamente abbiamo trovato una serie di trattorie, ma oramai l’appetito era rovinato.

Proseguiamo, la strada ha la stessa andatura della mattina qui però si dondola tra strette gole, boschi, costeggiando laghi e torrenti.

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Viaggiando abbiamo più volte trovato questi cartelli,

 

e la cosa ci ha incuriositi molto e facendo una ricerca abbiamo scoperto che:

1280px-flag_of_bosnia_and_herzegovina-svg la Bosnia ed Erzegovina con capitale è Sarajevo, è suddivisa in due entità politico-amministrative

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  • Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, (in rosso nella cartina) da non confondersi con la Repubblica di Serbia

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  • La Federazione di Bosnia ed Erzegovina, quella a maggioranza musulmana e croata

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Giunti a Foča attraversiamo il ponte sulla drina e prendiamo direzione Montenegro sino a giungere al campeggio dove alloggeremo per un paio di notti e faremo rafting lungo il fiume Tara.

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Inizialmente siamo l’unica coppia italiana nel campeggio, il mattino seguente facciamo amicizia con tre amici pugliesi arrivati nella tarda serata con i quali trascorreremo dei piacevoli momenti di allegra durante la discesa in gommone e nel campeggio.

Il fiume Tara per 30 km fa da confine naturale tra Montenegro e Bosnia – Erzegovina, ed ha creato un canyon lungo centinaia di chilometri che in certi punti arriva fino a 1.300 metri di profondità, si tratta del canyon più profondo d’Europa, e del secondo al mondo dopo quello del Colorado. Grazie alla sua pulitissima acqua (potabile nel suo corso naturale) e alle sue specie endemiche vegetali ed animali il corso del Tara è inserito sulla lista del patrimonio dell’UNESCO.

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Nel periodo estivo il fiume è molto tranquillo, con poche rapide “impegnative” ,con tratti in cui seguire la corrente e godersi la natura e lunghi tratti in cui pagaiare.

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La tranquillità delle acque permette di fare soste per bagni e tuffi anche se la temperatura dell’acqua è intorno ai 10-15°. Molto simpatica è stata la sosta a metà percorso dove c’è un punto ristoro vicino a delle gelide cascate.

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Terminata l’esperienza rafting iniziamo il viaggio di rientro prossima tappa Sarajevo……

quinta tappa – Sarajevo

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – MONTENEGRO Crna Gora

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa

In Montenegro abbiamo scelto come punto di sosta una guest house a qualche chilometro dalla città di Kotor (Cattaro) ed è situata a pochi metri dal mare e con una sua mini spiaggetta. Per arrivarci decidiamo di fare un primo assaggio di Bosnia Erzegovina. Quindi partiamo con direzione Trebinje (Trebigne) arrivati in città facciamo una breve sosta per ammirare il Most Arslanagi, un impressionante ponte di pietra costruito dagli Ottomani nel 1574, interamente smontato e rimontato nell’attuale posizione nel 1967 a causa di una diga.p1130716

Mentre stiamo ripartendo notiamo che un elicottero sta “pescando” acqua segnale che in zona ci sono incendi, mesi di siccità e caldo sicuramente non aiutano. Il viaggio prosegue costeggiando inizialmente il Fiume Trebisnjica che risulta essere una piacevole scoperta.

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Seguendo sempre la statale M6 e iniziamo a salire verso il valico di Ilino Brdo per entrare in Montenegro, facendo almeno una mezz’oretta di coda (un paio di auto non di più).

Mentre siamo in attesa di entrare ripensiamo a quanto letto sulle strade di questo Stato ovvero rispettare i limiti e porre attenzione che si trovano posti di controllo della polizia dietro ogni curva. Infatti dopo pochi chilometri ecco un’auto della polizia che sta assistendo un’auto ferma, ma sarà l’unica che vedremo in servizio, nei successivi quattro giorni trascorsi girando per città e periferia le uniche auto della polizia che abbiamo visto erano parcheggiate fuori delle caserme ma sulle strade neanche una.

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Scendiamo lungo una bellissima e panoramica strada,

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purtroppo in lontananza si vedono le colonne di fumo che si alzano dai boschi ed si sente nell’aria il classico odore di bruciato.

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Degli enormi cartelli turistici che segnalano la distanza da un fantomatico ponte romano attraggono la nostra attenzione, per cui quando troviamo l’indicazione di svolta non esitiamo a lasciare la strada principale e a finire in mezzo alla campagna seguendo a distanza un gregge di pecore per arrivare dopo una ventina di minuti nel nulla dove ad un certo punto c’era questo ponte ma non sappiamo se sia quello segnalato,

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da qui per evitare di ritornare sui nostri passi ci affidiamo e ci fidiamo del navigatore che giustamente ci conduce ancor di più in mezzo a villaggi dispersi nel nulla con l’intenzione di farci attraversare un canale di scolo dove forse un tempo c’era un guado….mandando a quel paese il navigatore ci affidiamo un po’ al senso di orientamento, un po’ seguiamo le indicazioni in lingua indigena della GdP (Gente del Posto) ed un po’ per caso arriviamo sulla viabilità principale nella periferia di Niksic, città industriale con miniere di ferro e bauxite, e sede dello stabilimento della Niksicko Pivo, la birra del Montenegro.

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Uscendo dalla città abbiamo i primi assaggi di cantieri, di strade chiuse e deviazioni ma nulla rispetto a quello che troveremo in seguito verso la fine della giornata.

Lungo una stretta e contorta strada di montagna notiamo notevoli tipologie di rifiuti abbandonati in quello che sembrano discariche abusive…e ci fa pensare che essersi proclamato Stato ecologico non sia molto veritiero. Hanno ancora molta strada da fare.

Arrivati alla strada principale saliamo al monastero di Ostrog. Un monastero della Chiesa serba ortodossa posizionato contro una parete di roccia verticale sulla rupe di Ostroka Greda, a 900 metri di altezza dedicato a San Basilio di Ostrog (Sveti Vasilije Ostroški).

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Fondato dallo stesso Basilio, Vescovo metropolita dell’Erzegovina nel XVII secolo, il monastero di Ostrog è il più popolare luogo di pellegrinaggio del Montenegro. Il corpo del santo, si trova in un reliquiario posto nella chiesa sotterranea dedicata alla “Presentazione al Tempio della Madre di Dio”.

Il monastero ortodosso di Ostrog, uno dei più visitati nei Balcani, rappresenta il punto di incontro di tre credi: l’ortodosso, il cattolico e il musulmano poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio.

La strada per arrivare al parcheggio, oltre ad essere stretta e tortuosa, è anche molto trafficata, con lunghe code di auto, camper pulmini, in alcuni tratti superabili con attenzione (la coda si crea quando si incrociano dei mezzi che cominciano a manovrare per poter passare) in altri invece si deve restare in coda e subire il caldo, ad un punto di controllo l’omino ci apre una sbarra e ci segnala di svoltare, non ce lo facciamo dire due volte e dopo qualche chilometro di strada praticamente vuota arriviamo al parcheggio praticamente all’ingresso del monastero. Il tempo di toglierci tutto il possibile e ci mettiamo in coda per visitarlo cercando nel frattempo di capire le modalità.

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Dopo circa un’ora di coda sotto il sole ci troviamo all’ingresso della cripta dove è conservato il corpo di San Basilio, tanti escono tanti entrano non ci si può fermare all’interno se non per il tempo di baciare una croce e toccare il reliquiario. Continuiamo a visitare questo particolare monastero, appiccicato alla parete, salendo scale, ammirando la vallata da panoramiche terrazze sino a giungere ad una grotta totalmente dipinta per ascoltare che non è mai stata toccata sono i disegni originali.

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Usciamo, sosta al negozio per un souvenir, “ricarichiamo” i gilet e ripartiamo, direzione Podgorica l’attuale capitale del Montenegro per poi proseguire per Cetinje (Cettigne) che fino alla prima guerra mondiale fu la capitale del Regno del Montenegro ed è la città natale di Elena del Montenegro, seconda regina d’Italia in quanto consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia. In questa parte di viaggio toccheremo le più alte temperature di tutto il viaggio, il termometro è arrivato a 44° e non è mai sceso sotto i 39° ed era impossibile tenere la visiera aperta l’aria scottava.

Arrivati zona Cetinje, notiamo che è parzialmente circondata da boschi in fiamme e da colonne di fumo, visto il caldo e la stanchezza decidiamo di proseguire e di rimandare la visita nei giorni seguenti, il programma odierno prevede di arrivare ad uno dei tanti punti panoramici ed ammirare dall’alto il Fiordo delle bocche di Cattaro e poi scendere lungo il “serpentone di Kotar” la strada dei 50 tornanti (che in realtà sono di meno) per arrivare a Kotar (Cattaro).

Questa sarà la parte più impegnativa del viaggio, dopo pochi chilometri, scopriremo due cose che i Montenegrini guidano come dei pazzi, corrono, sorpassano in curva e che in Montenegro, i cantieri stradali non vengono segnalati e quindi ci troviamo nel mezzo di un bel cantiere, stanno allargando la strada e tutto d’un tratto ci ritroviamo sullo sterrato compatto e percorribile, con calma e impegno si prosegue, poi all’improvviso lo sterrato diventa uno strato di ghiaione dove dopo poco la moto sprofonda di 20 cm e non posso fare altro che accompagnarla a terra, per fortuna andavamo piano e nessuno si fa male, qualche graffio e nulla più. Nonostante passino auto, nessuno si ferma ad aiutarci a sollevare la moto e una volta rimessa in piedi cerchiamo con non poca fatica di tirarla fuori dalla morsa del pietrame. Non abbiamo alternative se non quello di proseguire io in moto e per un tratto Danica a piedi sino a raggiungere un gruppo di operai che sta asfaltando che ci dicono che il cantiere è finito da lì in poi solo asfalto…..FALSI E BUGIARDI…..qualche km e poi ecco un altro cantiere stanno scavando una galleria per bypassare il valico. Scolliniamo e SORPRESA, qui fanno sul serio, qui oltre alla galleria stanno anche lavorando per allargare la strada, un bel cantiere a strada aperta, una singola corsia usata sia dal normale traffico sia dalle macchine operatrici che caricano i camion che spostano pietre e rocce e mentre transiti a zig zag tra asfalto, sterrato e rocce sopra di te vedi le ruspe che stanno scavando e rompendo la montagna e nel frattempo i montenegrini fregandosene di tutto e tutti corrono e sorpassano dappertutto.

Dopo oltre un’ora l’odissea termina ed arriviamo sopra il fiordo…..

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ma non si vede nulla l’aria calda e umida nasconde praticamente tutto, non ci resta che affrontare i “cinquanta” tornanti e arrivare finalmente al nostro alloggio, dove siamo accolti con una fresca birra quello che ci voleva dopo una giornata impegnativa, che si concluderà con una ottima cena in un ristorantino ubicato in un antico palazzo di pescatori veneziani affacciato sul fiordo dove ci troviamo molto bene e ci ritorneremo nei giorni successivi.

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Le alte temperature trovate e previste, il fatto che non vogliamo più passare per quella strada e che comunque le altre strade sono quel che sono ci porta a rivedere i nostri programmi decidiamo di rinunciare ad andare al nord a visitare il parco del Durmitur.

Dopo una giornata di relax al mare,

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nel pomeriggio andiamo a visitare Kotor (Cattaro) città di che si specchia nelle Bocche di Cattaro, un’articolata serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e ricordano vagamente, per la loro forma frastagliata, i fiordi norvegesi.

La vecchia città circondata da massicce mura è inserita tra i Patrimoni dell’umanità protetti dall’UNESCO.p113076920170811_153251

Al suo interno sono conservati numerosi palazzi di origine veneziana e varie chiese di diverse religioni tra queste c’è la cattedrale di San Trifone (Katedrala Svetog Tripuna).

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Costruita nel 1166, 326 anni prima della scoperta di America, 69 anni prima della costruzione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi e 460 anni prima della costruzione della Basilica di San Pietro.

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Mentre osserviamo la cattedrale, un normalissimo signore ci chiede gentilmente se possiamo fargli una foto e ci ritroviamo a scambiare quattro piacevoli chiacchiere davanti ad una fresca bibita con un Mastro Organaro di Belgrado che assieme al figlio progetta e restaura gli organi nelle chiese ed ha lavorato in ogni parte del mondo.

Il giorno successivo andiamo verso il mare, vorremmo vedere la Grotta Azzurra (Plava špilja). Passando per varie strade e stradine

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raggiungiamo la località di Zanjice, dalla cui spiaggia partono delle barche che portano i turisti a fare il bagno nella grotta in cui il mare crea un effetto di color blu fantastico e così faremo pure noi.

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Al rientro con 8€ ci prendiamo ombrellone e lettini e passiamo la giornata in riva al mare a fare snorkeling. Danica nelle sue lunghe perlustrazioni riuscirà a vedere per ben due volte delle bellissime stelle marine.

Come ci eravamo promessi ritorniamo nell’antica capitale a visitare la città. Per arrivarci percorriamo alcune zone interne che sono state interessate dagli incendi nei giorni precedenti.

Arrivati in città andiamo a visitare il Monastero di Cetinje, appena varchiamo l’ingresso veniamo subito richiamati sul divieto di foto solo per avere in mano le macchine fotografiche. All’interno dovrebbero essere custodite alcune reliquie “particolari” (la mano di S. Giovanni che ha battezzato Gesù e un frammento della croce) ma non c’è nessuna indicazione. Poco prima di uscire veniamo di nuovo redarguiti e accusati di aver fatto foto e di essere senza rispetto del luogo. Questo ci ha fatto incavolare parecchio e viste le accuse abbiamo reso disponibili le fotocamere per visionare le foto, questo ha calmato leggermente gli animi ma non la scortesia dei laici presenti.

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Sulla via del rientro, passando per Budva la capitale del turismo montenegrino,

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ci allunghiamo sino a  Sveti Stefan (Santo Stefano) in origine un piccolo villaggio di pescatori separato dalla terraferma, ora trasformato in un hotel di lusso collegato alla terraferma da uno stretto istmo artificiale e frequentato da teste coronate e illustri star di Hollywood.

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L’ultima tappa montenegrina la dedichiamo alla cittadina di Perasto (Perast), paese affacciato sulle bocche di Cattaro e per quasi 4 secoli anni legato alla Serenissima (si narra che alcune persone parlerebbero ancora l’antico dialetto veneziano).

Davanti a Perast si trovano due isolette, una naturale e privata San Giorgio e l’altra artificiale e visitabile Gospa od Škrpjela (La Madonna dello Scalpello). Il santuario della Madonna dello Scalpello (conosciuto anche come Nostra Signora delle rocce) è l’edificio più grande presente sull’isolotto al cui interno sono conservati numerosi ex-voto.

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Approfittiamo delle numerose imbarcazioni che fanno la spola e arriviamo sulla piccola isola artificiale creata affondando centinaia di vecchie navi cariche di pietre nei pressi di uno scoglio

L’isolotto sarebbe stato creato nel corso dei secoli dai marinai locali dopo che i fratelli Mortešić trovarono il 22 luglio 1452 su quello scoglio un’immagine di una Madonna con bambino: l’icona, portata nella chiesa di San Nicola di Perasto, scomparve durante la notte e venne rinvenuta nuovamente sullo stesso scoglio dello Scalpello. Gli abitanti del posto decisero pertanto di costruirvi un santuario e, al ritorno da ogni viaggio in mare, veniva lanciata una roccia nella baia. L’usanza di lanciare i sassi nel mare sussiste ancora. Annualmente ogni 22 luglio, vi è una ricorrenza chiamata “fašinada” nel locale dialetto, in cui gli abitanti del posto raggiungono lo scoglio al tramonto con le proprie imbarcazioni decorate e legate insieme e lanciano sassi in direzione dell’isola, contribuendo al suo ampliamento e consolidamento

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….segue…

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

prima tappa – CROAZIA: Pag e Zadar

seconda tappa

La sera precedente alla partenza verso Dubrovinik (Ragusa di Dalmazia), la nostra prossima sosta, il proprietario mi consiglia caldamente di sistemare la moto in un luogo protetto dal vento perché secondo lui da lì a qualche ora avrebbero iniziato a soffiare forti raffiche di bora, faccio come consigliato anche se c’era il sole e nulla presagiva dei peggioramenti climatici se non le notizie che al nord stava facendo temporale ma che non avrebbero interessato minimamente la nostra zona.

Ma come si sa, l’esperienza è una grande maestra ed infatti durante la notte ha iniziato a soffiare la bora ed ha continuato anche al mattino rendendo l’attraversata dell’isola verso sud molto molto impegnativa, raffiche forti, brevi, lunghe in rettilineo, dietro le curve, lungo tutta la strada, per aumentare d’intensità quando la strada ad iniziato a salire. Trovarci allo scoperto ed attraversare il Paski most è stato impegnativo, per fortuna poi il vento a iniziato a perdere d’intensità.

Per velocizzare il trasferimento abbiamo optato per fare un tratto in autostrada sino a Makarska (Macarsca).

per poi andare a visitare il parco naturale BIOKOVO (www.pp-biokovo.hr) al cui interno si trova lo SVETI Jure.

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Per arrivare in cima si percorre una strada ad una sola corsia, per cui all’ingresso ti avvisano di fare molta attenzione in quanto il traffico è in entrambe i sensi di marcia e specialmente le vetture, i pulmini, i camper quando si incrociano devono trovare un posto abbastanza largo per passare, con la moto è abbastanza più semplice, facendo molta attenzione in quanto la strada è molto tortuosa e con poche protezioni laterali, con la presenza di mucche e cavalli al pascolo libero.

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Dietro ogni curva, lungo ogni breve rettilineo è un continuo variare di spettacolari panorami. Dicono, che dalla vetta è possibile vedere la lontana Bosnia, la costa Croata e in presenza di una giornata tersa in lontananza si può vedere il Gargano. La presenza di una cappa di caldo afoso che copriva la pianura ed il mare ci ha impedito di goderci di cotanta vista.

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Un ultimo tratto di viaggio ci porta ad attraversare la valle della Neretva , una vasta area dedicata alla coltivazione di frutta e verdura, qui viene coltivato la “Neretvanska mandarina” il mandarino della Neretva. Questa vallata si trova nei pochi chilometri di costa della Bosnia Erzegovina.

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Quando in lontananza vediamo il caratteristico ponte

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capiamo che siamo arrivati a Dubrovinik, alloggeremo in prima periferia, con tanto di parcheggio privato coperto per la moto, mentre per noi una bella camera con terrazzino, bagno privato con lavatrice ma esterno alla stanza.

Anche qui solo pagamento in contanti, meglio €uro ma vanno bene anche le locali kune. La zona è ben collegata al centro storico con i mezzi pubblici, con i quali sin dalle prime uscite sarà amore/odio.

Il tempo di sistemare le cose e siamo pronti per la visita della città vecchia. Il tempo di fare un centinaio di scalini e siamo alla fermata del bus. Cerchiamo una rivendita biglietti che secondo i consigli ricevuti doveva essere in zona ma non c’è nulla di aperto. Arriva un bus, non è il nostro ma vediamo che il biglietto può essere acquistato a bordo, PERFETTO. Il successivo è il nostro, si sale solo dalla porta anteriore, in coda si mostra, si acquista si vidima il biglietto e ci si accomoda, un semplice metodo per controllare e far pagare.

Dieci minuti e siamo già in vista delle imponenti mura della città,

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scendiamo e andiamo alla ricerca della porta per entrare, pochi metri e siamo nella bolgia, pullman che scaricano turisti che si uniscono alle centinaia migliaia di altri turisti di ogni nazionalità che iniziano a vagare per la città inseguendo un ombrello, una bandierina un segnale qualsiasi ascoltando il racconto della guida con le cuffiette mentre scattano infinite fotografie alle bellezze architettoniche di Dubrovnik, il cui centro storico di particolare bellezza e pregio è inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Purtroppo parecchi turisti sono qui perché ci hanno girato molte scene di Game of Thrones ambientate nella città di Approdo del Re. Inoltre in questa città sono state girate anche alcune scene di Star Wars VIII.

Sulle varie letture fatte dicono che non c’è modo migliore di visitare Dubrovnik che dall’alto delle sue mura, edificate nel 13° secolo per difendere la città dalle invasioni. Il percorso ad anello richiede almeno 1 ora, ma alla fine saranno il doppio considerando il tempo dedicato ad ammirare la città al tramonto con gli splendidi scorci sull’Adriatico e sul Porto Vecchio.

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Dalle mura si può anche vedere Mala Buža Bar Buža significa letteralmente “piccolo buco nel muro” Arroccato sugli scogli appena fuori dalle mura, il bar è perfetto per rilassarsi al sole con un cocktail, ammirare la vista e, perché no, farsi una bella nuotata!

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Oramai è sera, una breve passeggiata per un assaggio della città che visiteremo meglio nei prossimi giorni e poi alla ricerca di un posto dove mangiare. Visto il carattere turistico della città i posti non mancano alla fine ci si affida un po’ al caso ed un po’ alla rete globale

Per tornare all’alloggio ci affidiamo sempre al bus, troviamo la fermata ed ecco che quasi subito si materializza il nostro mezzo, saliamo con soldi alla mano e l’autista con modi sgarbati e scortesi invita noi ed altri turisti ad andare alla biglietteria e appena scesi riparte. Acquistiamo i biglietti, e attendiamo oltre mezz’ora il bus successivo, vedendo che nel frattempo tutti gli altri conducenti vendono i biglietti a bordo e anche con lunghe code di turisti, non hanno nessuna fretta di partire. Il bus ci lascia alla fermata e un centinaio di scalini dopo siamo finalmente in camera.

La giornata seguente sarà tutta dedicata alla città. Si comincia facendo colazione al ristorante panoramico sul Monte Srđ ci arriviamo con la funicolare. Dall’altezza di 400 metri, ammiriamo la città, l’isola di Lokrum e le Isole Elafiti, che punteggiano l’Adriatico.

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Una passeggiata in vetta, e poi ritorniamo giù in città dove ci aspetta:

La Fontana Maggiore di Onofrio (Velika Onofrijeva česma)

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Lo Stradun (Placa) che taglia in due la città e collega la porta Pile con la Piazza della Loggia

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La Piazza della Loggia (Placa Luža) e Piazza Prid Dvorom (Davanti al Palazzo) Considerate il Cuore della città in quanto vi si trovano o vi affacciano alcuni dei principali monumenti cittadini. San Biagio è il santo protettore della città di Ragusa. La sua rappresentazione è presente sulle mura della città.

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La Colonna di Orlando (Orlandov stup) è la raffigurazione in pietra del leggendario Orlando (o Rolando), il paladino protagonista della celeberrima opera letteraria medievale Chanson de Roland. La scelta di raffigurare questo personaggio è dovuta allo scontro che Ragusa ebbe col pirata saraceno Spucente, che secondo la fantasia popolare sarebbe stato ucciso proprio da Orlando. Oltre ad essere simbolo della libertà cittadina, la colonna divenne anche il luogo dell’infamia: qui infatti venivano eseguite le condanne capitali.

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La Cattedrale di Dubrovnik contiene centinaia di reliquiari, in oro e argento. Si tratta di contenitori che racchiudono reliquie di santi o altri oggetti di grande importanza religiosa.

Terminata la visita della città decidiamo di vederla anche dal mare facendo una piccola gita in barca per ammirare la sontuosità delle mura e vedere la vicino (senza scendere) dopo averla vista dall’alto l’isola di Lokrum, un’isola ricca di pini e scogliere al cui interno è presente un piccolo lago salato.

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Il caldo la stanchezza e la fame cominciano a sentirsi è meglio trovare un posto dove poter conciliare tutte le esigenze prima di rientrare per un po’ di riposo.

Per la sera il mio amore Danica ha organizzato una romantica cena in un fantastico ristorante sulle mura della città affacciato sul porto vecchio. Il giusto modo per festeggiare la nostra vacanza, prima di partire per il Montenegro.

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Terza tappa – MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

 

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In Moto attraverso i Balcani attraverso la storia – CROAZIA: Pag e Zadar

Premessa
3-19 Agosto 2017 la nostra vacanza…con la nuova moto Black Dhalja……che alla partenza segna 4000km

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Varie congiunzioni astrali e lavorative quest’anno fanno sì che riusciamo ad avere ben 20 giorni di ferie e quindi optiamo per un giro relativamente lungo (almeno per noi…) destinazione Balcani, terre per noi anche se relativamente vicine alquanto sconosciute.
Vari pensieri ci “tormentano” nei periodi precedenti la partenza…traffico, strade, ma più di tutto il CALDO…non c’è soluzione per tutto…ma per quest’ultimo “problema” la soluzione ce la suggeriscono una coppia di amici mototuristici che hanno già girato le zone che faremo noi e che hanno già sperimentato le temperature torride dei luoghi.
La soluzione: gilet rinfrescanti, in pratica basta “imbottire” d’acqua il particolare materiale di cui sono realizzati e poi con l’azione del vento asciugandosi tengono il corpo fresco per alcune ore, ovviamente la giacca deve essere traforata.

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Decidiamo di sfruttare tutti i giorni di vacanza possibile e visto il periodo di evitare il più possibile sia i giorni da bollino nero per il traffico sia le strade principali.
Siccome principalmente sarà una VACANZA, abbiamo optato per fare delle soste di alcuni giorni in varia località e qui oltre al meritato relax, avere la possibilità di godersi il mare e fare visite turistiche, e visto il periodo abbiamo preferito prenotare tutto in anticipo.

Croazia – Isola di Pag – Zara
Prima tappa l’isola di PAG. Più di qualcuno ci ha chiesto perché proprio questa isola tra le migliaia di isole Croate? le risposte posso essere tante ma forse quella giusta è: di queste migliaia non ne conosciamo quasi nessuna e quindi abbiamo scelto questa, quella che si trovava alla distanza giusta per fare la prima tappa.
Partenza mattina presto, è giovedì, traffico nella media, raggiungiamo il confine Sloveno di Pesek e da qui puntiamo verso la città Croata di Rijeka (Fiume), sosta per caffè e bancomat per prendere un po’ di kune. Prima di iniziare a far scorrere le ruote lungo la Jadranska Magistrala (la Strada Maestra Adriatica) ed ammirare il meraviglioso panorama di isole disperse nell’azzurro mare, passiamo per la baia di Bakar, (Bùccari in italiano), storicamente conosciuta per la Beffa di Buccari.

La beffa di Buccari fu un’incursione militare effettuata contro il naviglio austro-ungarico nella baia di Buccari (in croato Bakar), svolta da una flottiglia della Regia Marina su MAS (Motoscafo Armato Silurante o Motoscafo Anti Sommergibile) nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918, durante la prima guerra mondiale.
Nonostante le limitate conseguenze materiali, tale azione ebbe l’effetto di risollevare il morale dell’Italia, messo a durissima prova dallo sfondamento di Caporetto di alcuni mesi prima.
Le unità designate all’operazione furono tre MAS a bordo di uno c’era Gabriele D’Annunzio.

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Lungo la strada, il caldo si fa sentire ma i gilet raffrescanti funzionano, facciamo brevi soste per godersi il panorama, ammirare le numerose isole dalmate ma il caldo umido e la conseguente afa presente nell’aria rendono la vista alquanto offuscata, per cui puntiamo direttamente verso il traghetto, che in meno di mezz’ora ci trasporta sulla brulla isola di PAG, infatti l’isola è spesso sferzata dai forti venti di bora che impediscono, su questo lato dell’isola, alla vegetazione di crescere.

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Praticamente siamo arrivati e quindi decidiamo di fare sosta pranzo a Novalja una località balneare conosciuta specialmente per le numerose discoteche e relativo assembramento traffico di auto e scooter.
Abbiamo scelto di alloggiare a Jakišnica un piccolo villaggio situato lungo la punta settentrionale dell’isola, una zona tranquilla con un paio di ristoranti, un market e specialmente con il mare a due passi dalla camera.

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All’arrivo alla pensione abbiamo una spiacevole sorpresa, niente alloggio non c’è la nostra richiesta, per fortuna ci siamo portati con noi le copie, ma chi l’ha ricevuta non l’ha data a chi gestisce le camere e purtroppo non ci sono stanze libere…ma il gestore si impegna a cercarci un alloggio. Alla fine andremo a dormire in un appartamento nella casa affianco con tanto di parcheggio per la moto, e il gestore della pensione, per scusarsi dell’inconveniente, ci inviterà a fare le colazioni nel suo locale. Nelle successive giornate tanto relax e tanto mare esplorando le coste facendo snorkeling.

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In zona c’è tanto altro da vedere, quindi, nonostante il CALDO, decidiamo di fare anche delle escursioni.
Vicino al nostro alloggio si trova il parco degli ulivi secolari al cui interno ci sono anche alcuni esemplari anche millenari, perfetto per una passeggiata nel tardo pomeriggio, con un bellissimo tramonto finale.

Una giornata la dedicheremo per andare a visitare  (Zara) che fu una importante città della repubblica Veneziana ed è considerata la capitale della Dalmazia.
Per arrivarci percorreremo l’isola di Pag in tutta la sua lunghezza passando sul Paski most (Ponte Paski) stupendo e molto suggestivo, un grande ponte ad arco che collega l’isola alla terra ferma, ponte che delle volte viene chiuso al traffico a causa delle raffiche di vento.

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Breve sosta a Nin (Nona), alla scoperta della città dalle origini antiche, abitata da greci e romani e ma conosciuta per la Chiesa della Santa Croce costruita nel IX secolo che viene considerata la cattedrale più piccola al mondo.

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Una ventina di chilometri e siamo a Zadar (Zara), troviamo un posto all’ombra per la moto, lasciamo abbigliamento motociclistico e indossiamo quello più comodo da turista e partiamo verso il centro storico, per ammirare ciò che rimane delle mura cittadine, costruite in parte dai romani e in parte dai veneziani per respingere i turchi, la porta Terraferma, è la più importante tra le 4 porte rimaste lungo le mura.

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Entrando nel centro storico ci imbattiamo nell’area dell’antico Foro romano che si stende fra le chiese di San Donato e Santa Maria ed occupa un vasto piazzale irregolare, spianato dai bombardamenti del 1943-44.
Numerose le chiese presenti all’interno delle mura, tra quelle che abbiamo visitato c’è La cattedrale di Sant’Anastasia (Sveta Stošija), considerata una delle più belle della Dalmazia. La chiesa di San Donato (in croato Sv. Donat) costituisce uno dei più importanti monumenti della città, e uno tra i maggiori esempi di architettura bizantina nell’intera Dalmazia. Si fa notare per la sua particolare forma cilindrica, per il suo colore bianco candido e naturalmente per la sua mole (ben 27 m di altezza). Inoltre abbiamo “scalato” il suo campanile dalla cui cima si ha una vista mozzafiato su tutta Zara, e dall’alto dei sui 56 metri immaginiamo che con il cielo sereno si possano ammirare le verdi Isole Koronati.

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Avremmo voluto visitare anche la chiesa di San Simeone (Sveti Šimun), nota principalmente per custodire al suo interno la preziosa arca di San Simeone, un capolavoro dell’oreficeria medioevale, costruita in legno di cedro rivestito da 240 kg di lamina d’argento. Purtroppo, era chiusa.
Aspettando il fresco serale, per rientrare, facciamo una passeggiata sul lungo mare ed ammiriamo anzi ascoltiamo l’organo marino (morske orgulje) un’opera d’arte architettonica e musicale. Si tratta di un organo, simile ad una scala digradante verso il mare, formato da 35 canne d’organo di diversa inclinazione, forma e lunghezza. Grazie al moto ondoso dell’acqua marina queste canne producono suoni continuamente diversi modulati secondo sette accordi e cinque tonalità.

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Le stesse scalinate sono usate dai residenti e dai turisti per prendere il sole e tuffarsi nelle acque cristalline e decidiamo pure noi di fare un bel bagno rinfrescante. Sulla via del rientro faremo una piccola deviazione per vedere un altro dei tanti ponti che scavalcano le varie insenature il Maslenički most, il viaggio di rientro sarà accompagnato da bellissimi scenari al tramonto.

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Nei giorni successivi andremo alla scoperta dell’isola alla ricerca di piccole spiagge da godersi sino al tramonto

……segue…..

seconda tappa – CROAZIA: SVETI Jure – Dubrovnik

terza tappa – MONTENEGRO Crna Gora

quarta tappa – Bosnia-Erzegovina

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Fili d’acqua…e fiori inaspettati

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Genova.

Quando non è possibile viaggiare in moto (perché si è in tre..) la macchina è l’unica risorsa disponibile.

Dopo averne parlato per anni, alla fine abbiamo deciso di sfruttare alcuni giorni prima di Pasqua per visitare Genova con i suoi carruggi ed il tanto famigerato “Acquario”.  Per l’occasione abbiamo deciso di prenotare in uno degli stabili della vecchia Genova portuale. Ristrutturato di recente e tenuto in modo impeccabile, è stato un buon punto d’appoggio per i nostri giri in città. Unica pecca se così si può chiamare, sono stati gli 81 scalini (senza ascensore) da fare due, tre volte al giorno. Ottimo come esercizio fisico, ma decisamente affaticante dopo aver camminato per ore.

L’andata si sa, è sempre piena di aspettative e per fortuna nonostante il meteo non avesse dato grandi speranze, il soggiorno è stato quasi del tutto asciutto con tempo ideale.

Optiamo per una breve sosta a pranzo, uno spuntino veloce per poter arrivare il prima possibile e goderci almeno mezza giornata girovagando per il centro storico più esteso d’Europa senza una reale meta.20170412_161506p1120403p1120407p1120427

Depositati armi e bagagli abbiamo approfittato del bel sole per fare una bella passeggiata al porto, ammirando Yacht milionari e piccole imbarcazioni. Genova è multietnica e quindi si ha l’occasione di osservare gente di ogni tipo e provenienza. Una sosta per uno spritz refrigerante e alla ricerca di un locale dove poter assaggiare le bontà culinarie tipiche della Liguria. Una rapida ascesa al Belvedere ci mostra una bella città al tramonto.

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La prima sera dopo aver girato per la città siamo arrivati nella centralissima piazza De Ferrari dove alla fine abbiamo deciso di fermarci e cenare in un piccolo ma affollatissimo lounge pub.

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Per la sere successiva abbiamo deciso di affidarci alle recensioni di TripAdvisor, e di entrare nei “carruggi” alla ricerca di un delizioso ristorantino (molto infomale) il Sa Pesta’ (sale pestato) davvero fantastico, almeno quanto il suo gestore. Un genovese di nome Mario che oltre ad essere un ottimo intrattenitore si è rilevato ricco di consigli culinari facendoci assaggiare dei piatti di cucina genovese spettacolari, tra questi una fantastica farinata croccante, morbida cotta nel forno a legna.

La giornata successiva è stata dedicata per ¾ all’Acquario. Un luogo magico degno della sua nomea. Attraverso le sue vetrine ti ritrovi immerso in tutti i mari e gli oceani del mondo con tutte le loro magnifiche creature. Ci siamo concessi anche il lusso di un tour nei “Backstage” per saperne qualcosa in più. Usciti stanchi, ma felicissimi prima di inoltrarci nella biosfera, dove siamo andati alla ricerca degli Ibis rossi ed abbiamo potuto ammirare tantissime specie di orchidee ci siamo gustati un pranzo veloce a base della famosa fugassa genovese nelle sue diverse varianti e con una bella scorta di farinata ammirando bellezze architettoniche. Un passaggio veloce al museo dell’Antartide e la giornata è letteralmente volata.

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L’indomani mattina abbiamo appuntamento con Valerio (Madzilla) un frequentatore, come noi, del Forum di Mototurismo che gentilmente ci ha accompagnato a visitare i caruggi, i palazzi dei Rolli di via Garibaldi, inoltre ci ha fatto accedere al magnifico oratorio di San Filippo Neri appena ristrutturato, luogo di concerti ed eventi. Tra chiacchiere e passeggiate il tempo è volato è già ora di pranzo, ed è tempo di salutarci però prima Valerio ci vuole accompagnare a vedere un ottimo ristorante in zona dove prenotiamo per la cena.

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Nel pomeriggio abbiamo in programma di visitare il Museo del mare e il sottomarino “Nazario Sauro”, prima però torniamo al Sa Pesta’ per un veloce pranzo.

Terminata le visite dei musei ci concediamo un’altra passeggiata rilassante in città ed in attesa della nostra cena luculliana in un altro locale davvero magnifico, andiamo alla ricerca della casa di Cristoforo Colombo a dire il vero di quel che resta.

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Nel nostro girovagare passiamo per l’ennesima volta davanti alla Cattedrale di San Lorenzo alla ricerca del “cagnolino” scolpito nel marmo di una delle porte di ingresso.

La leggenda narra che durante la costruzione della cattedrale ci fosse un piccolo cagnolino che girava sempre attorno agli scultori e che li accompagnava durante il lavoro. Durante l’ultima fase di costruzione della cattedrale, il cagnolino si smarrì e non fu mai più ritrovato. Gli scultori vollero ricordarlo dedicandogli una piccola scultura sulla facciata della cattedrale.

Finalmente dopo molte ricerche e con un piccolo aiuto siamo riusciti a trovarlo.

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Il tempo vola ed è già ora di pensare al rientro. Un giro veloce sull’ascensore panoramico da quale possiamo dominare tutta Genova.

Prima del rientro optiamo per un puntata a Boccadasse piccolo borgo di pescatori. Il nome Boccadasse deriva dall’espressione bocca d’aze (bocca d’asino) che richiama la forma della baia.

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Nel periodo dell’emigrazione Italiana oltreoceano, una colonia di Genovesi provenienti da Boccadasse si stabilì a Buenos Aires, in Argentina, e diede vita al quartiere della Boca, in ricordo del borgo da cui proveniva (non è un caso che il sito internet della squadra argentina Boca Junior sia stato tradotto anche…in genovese!). 

Ci dirigiamo verso gli scogli dove ci godiamo il sole ed un piccolo pranzo al sacco in riva al mare. Decidiamo di terminare la nostra vacanza ligure con un delizioso gelato e con quattro passi alla scoperta del borgop1120837

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Purtroppo il tempo inizia a stringere tristemente riprendiamo il cammino verso casa.

 

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Portobuffolè

Racconto fotografico della nostra gita sino a Portobuffolè,  piccolo comune della provincia di Treviso, situato sulle sponde del Livenza.

Il centro storico, circondato dalle mura, è inserito tra i borghi più belli d’Italia.

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Passeggiando per i vicoli ci imbattiamo in questa insegna…

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ed una volta rientrati a casa ci tuffiamo nella “rete” alla ricerca di maggiori informazioni… LINK

La giovane Gaia, nata nel 1270 da Gherardo III da Camino, capitano generale di Belluno e Feltre, nonché signore assoluto di Treviso, e della seconda moglie Chiara della Torre, viene descritta come donzella non solo nobile e di gentile aspetto, ma colta ed esperta in poesia provenzale, tanto da rendere la propria dimora un cenacolo culturale frequentato dai più brillanti artisti, letterati e uomini di scienza. Viene anche citata nel XVI canto del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri, amico e gentile ospite nella dimora paterna di Treviso dal 1304 al 1306. Nonostante Dante per Gaia spenda belle parole, vi sono altre testimonianze che la dipingono come una donna impudica e viziosa, ma gli studi più recenti sembrano propensi a riconoscere un infelice caso di omonimia. Dama Gaia si spegne qui a Portobuffolè a soli quarant’anni, nel 1311, e le sue spoglie trovano riposto nella chiesa di San Nicolò a Treviso.

« Per altro sopranome io nol conosco,s’io nol togliessi da sua figlia Gaia.Dio sia con voi, ché più non vegno vosco. »

 

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